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Gabriele Gravina, presidente FIGC: “Serve un cambio di direzione nel calcio altrimenti rischiamo un effetto implosivo”

«Serve un cambio di indirizzo, il calcio italiano deve capire che è arrivato un momento di cambio totale di direzione, altrimenti avremo un effetto implosivo devastante». È il monito del presidente della Figc, Gabriele Gravina, intervenuto oggi all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli a Santa Maria Capua Vetere. «Quando c’è una crisi entropica, serve un nuovo senso. Non si esce da una crisi con piccole norme, con un piccolo emendamento. Serve un cambio di indirizzo, il calcio italiano deve capire che è arrivato un momento di cambio totale di direzione, altrimenti avremo un effetto implosivo devastante».

«Non è sufficiente aumentare la produzione e i ricavi, ma bisogna mettere sotto controllo anche i costi, dobbiamo individuare le modalità per rifondare un sistema. La riforma» prosegue «non è dei campionati, ma del calcio, quella dei campionati è un elemento non più procrastinabile. Dobbiamo guardarci in faccia, essere coerenti e soprattutto passionali, visionari, ma anche persone che hanno un grande senso di responsabilità. Non si può più mettere come centrale l’interesse del singolo ma privilegiare l’interesse del nostro sistema».

Il presidente della Figc sottolinea che «ci sono regole fuori dal campo che sono altrettanto importanti perché rappresentano un movimento che deve puntare alla salvaguardia della competitività sportiva, alla stabilità della tenuta economico-finanziaria. I bilanci delle società di calcio devono essere molto più corretti di quelli delle altre società, i dirigenti devono tenere un comportamento corretto, leale».

Dall’altro lato, però, «la politica deve capire che esiste un mondo, che è quello dell’industria del calcio, che merita considerazione e rispetto. Non va svilito il mondo del calcio, che si sta svegliando e sta reagendo. Impatta per lo 0,58% da solo sul Pil del Paese. Ogni 55 secondi c’è una partita di calcio in Italia, versiamo nelle casse dello Stato 1 miliardo e 300 milioni l’anno, è una vera e propria industria. E quando il calcio grida aiuto non chiede assistenzialismo, ma lo per rivendicare un posizionamento corretto nell’industria, lo fa a ragion veduta». Gravina ribadisce infine che «stiamo lavorando per portare a casa, nei limiti del possibile, l’organizzazione di un evento straordinario come Euro2032 che mi auguro possa permettere di risolvere uno dei problemi che sta assillando il mondo del calcio, l’asset delle infrastrutture».

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