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Giorgetti anticipa la manovra: no alle prebende, fondi scarsi e focus cuneo

Per la prossima legge di bilancio “le risorse sono scarse, ma nel processo di definizione delle priorità il taglio del cuneo fiscale è la numero uno”.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ribadisce che la conferma per il 2024 del taglio del cuneo fiscale per i redditi medio-bassi – pensato per contrastare gli effetti dell’inflazione – è l’asset principale della prossima manovra.

Un intervento che, secondo stime parlamentari, potrebbe costare tra 9 e 10 miliardi di euro fagocitando almeno un terzo della finanziaria.

Nell’agenda del governo sono segnati in rosso anche il comparto sanità, al cui potrebbero andare circa 3-4 miliardi, le risorse per il rinnovo dei contratti nella Pa e quelle ad incentivo della natalità.

Giorgetti avverte: “Se badiamo solo alla distribuzione di prebende, sussidi e sovvenzioni che non possiamo permetterci non andremo lontani.

Abbiamo già sperimentato l’effetto di politiche che illudono le persone e drogano l’economia”.

Un messaggio che potrebbe avere una duplice chiave interpretativa: anche se la manovra precede la tornata delle europee di giugno non c’è spazio per interventi dal taglio ‘elettorale’; l’ammontare del Superbonus (poco sopra i 100 miliardi) toglie spazio a qualsiasi ‘tesoretto’ anche in presenza di eventuali dati confortanti su Pil e deficit.

Oggi l’Istat ha annotato che il miglioramento di 0,2 punti del deficit nel 2021 “è stato compensato” in parte da una stima più completa degli effetti della spesa del Superbonus, che “ha annullato quei miliardi portati dalla revisione 2021”.

Da giorni dal Mef trapela che il peso del bonus edilizio, unitamente alla difficile congiuntura economica, con la stagnazione dell’economia tedesca (primo partner commerciale italiano) non lascia spazio a possibili surplus.

Sempre l’Istat oggi nell’aggiornamento dei conti economici nazionali ha confermato il tasso di crescita del Pil nel 2022, pari al 3,7%, e rivisto al rialzo di 1,3 punti percentuali la crescita del 2021, in salita all’8,3%.

Ritoccate al ribasso invece le stime del rapporto debito/Pil, a quota 141,6% da 144,7% per il 2022, e a 147,0 da 149,8 per il 2021.

Dati attesi dal Mef in vista della stesura della nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, che approderà probabilmente giovedì 28 settembre in Consiglio dei ministri.

La Nadef, stime ipotizzano che la crescita del Pil potrebbe essere fissata in modo prudente attorno all’1%, chiarirà l’ammontare delle risorse a disposizione per la prossima finanziaria.

L’entità del deficit è legata anche alla partita in corso a Bruxelles per la modifica del patto di stabilità, in assenza di un accordo entro fine anno dal 1° gennaio 2024 si tornerebbe alle regole pre Covid.

Per il 2024 il Def stima un deficit di 3,5% tendenziale e 3,7% programmatico, alcune voci ipotizzano la possibilità di un ritocco fino al 4%.

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