La guerra in Ucraina e prima ancora le strozzature che si sono create durante lockdown e restrizioni imposte a motivo del Covid “hanno innescato un ripensamento sui fondamentali delle relazioni e delle dipendenze economiche.
In Europa ci siamo tutti resi conto, in maniera chiara che l’interdipendenza economica può essere usata contro di noi.
La dipendenza sull’energia è stato un caso chiarissimo”.
Lo ha affermato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni nel suo intervento alla Johns Hopkins University, in occasione delle assemblee primaverili di Fmi e Banca mondiale.
Ma secondo l’eurocommissario “è ancora troppo presto per dire se la globalizzazione sia destinata a invertirsi.
Finora i segnali sembrano piuttosto suggerire che stiamo vedendo cambiamenti di orientamenti sulla globalizzazione.
Fattori geopolitici e la necessità di assicurare produzioni chiave e tecnologie giocheranno un ruolo preminente sul come verranno strutturate le catene di approvvigionamenti.
Per usare le terminologie in voga oggi – ha detto – possiamo attenderci di vedere più re-shoring, near-shoring e forse quello che alcuni chiamano friend-shoring”.
Gentiloni ha però ribadito che l’Europa resta una economia aperta e orientata alle esportazioni, che ha grandemente beneficiato della globalizzazione.
“Rinchiuderci nei nostri confini o alzare barriere commerciali sarebbe un errore.
La guerra della Russia in Ucraina segna la fine dell’era del post guerra fredda.
L’integrazione economica ha dimostrato di non essere una salvaguardia rispetto alle idee del revanscismo.
La Russia ha sfidato le regole basate sull’ordine internazionale.
Questo non è l’ordine occidentale: è un ordine che consente a tutti paesi di cooperare e prosperare e vivere pacificamente.
Un ordine dove nessuno deve temere di essere attaccato da un vicino più potente”.
“Il mondo è diventato più frammentato e imprevedibile, meno sicuro.
Tuttavia non credo che questa sia la fine di multilateralismo e globalizzazione.
L’interdipendenza economica resta una forza potente.
Le sfide globali richiederanno qualche forma di cooperazione internazionale.
E l’accresciuta multipolarità, piuttosto che un sistema bipolare di Occidente contro tutti gli altri, apre opportunità per geometrie variabili di alleanze su diverse tematiche. Quindi sono ottimista”, ha concluso.
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