Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Giampaolo Galli (economista): «La manovra non è come sembra ed è molto restrittiva»

La manovra è più restrittiva di quello che sembra. A parlarne è l’economista Giampaolo Galli. «Come spesso accade in Italia, la manovra vera è diversa da quella che appare», sostiene. «In primo luogo, se si fa affidamento alle fonti ufficiali, non si capisce quali siano le coperture per arrivare alla manovra lorda di 35 miliardi, a parte l’extra deficit di 22 miliardi. Quelle che sono state sin qui annunciate non sembrano sufficienti. Da qualche parte si nascondono quindi misure dolorose per alcuni gruppi di cittadini o imprese».

«In secondo luogo, in pochi sembrano aver notato quanto sia restrittiva la manovra targata Meloni-Giorgetti. Molti guardano alla differenza fra il deficit programmatico (3,4% del Pil) e il tendenziale (4,5%) e ne traggono la conclusione che la manovra è espansiva per 22 miliardi. Ma questo confronto è davvero fuorviante dal momento che – giustamente – il tendenziale è fatto a legislazione vigente e dunque non comprende le misure in vigore per far fronte ai rincari dell’energia, la cui riproposizione costa 20 miliardi per un trimestre e dunque ben 80 miliardi per l’intero anno (se i prezzi delle materie prime non scendono)».

«Il conto più significativo lo si ottiene confrontando l’obiettivo del 4,5% per il 2023 con il preconsuntivo del 2022 (5,6%), il che significa che in un solo anno il deficit scende di oltre un punto di Pil; lo stesso accade al deficit primario perché la spesa per interessi è la stessa del 2022 (4,1% del Pil)», scrive sulle pagine del magazine online InPiù.net. «Dato poi che il governo prevede – saggiamente – un forte rallentamento della crescita per il 2023 (un misero +0,6%), la variazione del saldo strutturale, ossia corretto per il ciclo, è ancora maggiore: -1,3% del Pil, ossia circa 26 miliardi che vengono sottratti all’economia».

«Dunque, come tornano i conti? Buona parte della risposta sta in una tabella seminascosta nella Nadef: i redditi da lavoro dipendente e gli acquisti della PA diminuiscono di 0,6 e 0,8% rispettivamente, in valore assoluto, non rispetto al Pil (!). Al netto dell’inflazione che ormai ha raggiunto il 12%, si tratta di tagli davvero importanti. Come si possano ottenere questi risultati non è chiaro. Per i redditi sembra difficile che i sindacati non alzino un dito per recuperare il potere d’acquisto perso con l’inflazione».

«Per gli acquisti, per lo più a carico della sanità, sembra ovvio che essi lievitino con i prezzi, a meno di una spending review davvero arcigna. Poteva il governo proporre un deficit obiettivo più alto di 4,5? La nostra risposta è no: Giorgetti ha fatto la scelta giusta. Con i tassi BCE in salita e i mercati scottati da crisi finanziarie a catena (da ultimo quella della piattaforma cripto FTX), una riduzione rispetto al deficit di quest’anno era necessaria per non fare la fine di Kwasi Kwarten e Liz Truss. La critica semmai riguarda il fatto che hanno dovuto pagare pegno alle promesse elettorali (soprattutto su pensioni e flat tax) trascurando settori che sono in grave sofferenza, il che getta un’ombra sulla possibilità di tenuta dell’obiettivo di deficit. Il sentiero una volta era stretto, ora è quasi invisibile e comunque è davvero impervio».

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.