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Stefano Firpo (capo Gabinetto Ministero Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale): «Lo spaventoso tallone d’Achille dell’Italia che mette in crisi il Pnrr»

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Stefano Firpo, capo di Gabinetto del Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, ha partecipato al convegno “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dagli aspetti teorici a quelli operativi”, organizzato da Confindustria.

A moderare e introdurre i vari interventi Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi di Confindustria, e Antonio Matonti, direttore degli Affari Legislativi di Confindustria.

«Faccio una presentazione molto operativa. Il lavoro che c’è da fare sul Pnrr è estremamente operativo. E lo faccio da un ministero che è un ministero che affronta questa sfida con un carico di progetti piuttosto significativo, sia per numerosità dei progetti, sia per la loro articolazione. Noi ci occupiamo della digitalizzazione nella pubblica amministrazione, che ha uno spettro ampissimo di progettualità. Ci occupiamo ovviamente della banda, siamo mobile che fissa, dalla parte dell’infrastruttura di connettività».

«E poi in più ci stiamo occupando di una delega piuttosto complicata e delicata, che è quella sullo Spazio. È uno spettro estremamente ampio, parliamo di circa 11 miliardi di attività. In più collaboriamo in maniera molto stretta ad alcune progettualità nell’ambito della sanità digitale, in particolare sul fascicolo sanitario elettrico e sulla progettualità della telemedicina, che valgono da soli altri 2 miliardi di euro».

«In più lo facciamo dal ministero che fino a qualche tempo fa non era neanche un ministero, era una struttura commissariale, che recentemente è diventato un ministero senza portafoglio e che ancor più recentemente è diventato un ministero con un portafoglio piuttosto significativo. Questo lo facciamo con una struttura ancora in crescita e strutturazione, io la definisco una “start-up ministeriale”. Quindi questa è la dimensione della sfida manageriale operativa che dobbiamo portare davanti».

«Non sto a raccontarvi dove siamo come ritardo sul fronte digitale, questi sono i vecchi dati del Desi, fortunatamente i nuovi hanno riscontrato sebbene, guardino solo gli anni 2019-2020, ha riscontrato già qualche miglioramento importante, dal 25° posto siamo passati al 20°. Ma rimangono vecchi ritardi sulla digitalizzazione sono ritardi soprattutto su due fronti».

«Uno è un ritardo spaventoso sulle competenze. Le competenze digitale rimangono il vero tallone d’Achille dell’Italia, che a volte impedisce a molti investimenti di attecchire in maniera sostenibile e duratura. C’è un vero e proprio collo di bottiglia nel produrre gli effetti pervasivi che la trasformazione digitale può avere sul tessuto economico e sociale, proprio a causa di un ritardo importante sulle competenze».

«L’altro ritardo, invece, riguarda la connettività ed è un ritardo abbastanza particolare, perché non riguarda tanto l’infrastrutturazione, su cui c’è un ritardo, ma riguarda soprattutto l’uptake dell’infrastruttura, la domanda, la capacità di imprese e famiglie di utilizzare la fibra e di abbonarsi la fibra e utilizzare la fibra fissa. Questo è un ritardo che abbiamo in Italia da diverso tempo, dovuto anche al fatto che la connettività mobile è piuttosto ben funzionante e costa anche abbastanza poco. Quindi le persone spesso e volentieri preferiscono usare gli hotspot dei cellulari piuttosto che comprare abbonamenti in fibra».

«Questi sono i due grandi blocchi del ritardo italiano. Invece un blocco su cui abbiamo fatto straordinari passi in avanti è quello dell’uptake delle tecnologie digitali nel settore, sia privato, ma anche nel pubblico. Comunque sui servizi pubblici digitali in Italia non è mal posizionata e anche sull’uptake delle tecnologie digitali, forse anche grazie al piano di incentivazione, si sono fatti progressi molto molto significativi che si riflettono peraltro anche sulla produttività del capitale».

«Volevo però cercare di dare anche un tratto positivo sul punto in cui siamo, perché l’Italia in realtà su alcuni asset non è mal posizionata. Se vedete il numero delle identità SPID, d’identità digitale, rilasciate in Italia ormai ha superato abbondantemente i 26 milioni, e anche sulle CIE siamo su cifre piuttosto significative. Ormai tutti i Comuni e tutte le Pa adottano l’identità digitale per l’accesso a servizi. Questo dà all’Italia un’infrastrutturazione digitale comunque di un certo rilievo».

«Se penso che l’Estonia è considerata il centro digitale d’Europa, parliamo di un Paese con poco più di un milione di abitanti, ecco, questi numeri dovrebbero far ricondurre queste considerazioni a un momento di maggiore realtà e realismo. Anche sotto il profilo dei servizi stiamo progredendo in maniera molto significativa, sia sui servizi di pagamento digitale, come PagoPa. Ormai il conto valore per le transazioni su PagoPa ha raggiunto i 26 miliardi ad oggi. Quindi parliamo comunque di cifre molto significative».

«Quasi tutti i Comuni anch’essi utilizzano l’infrastruttura di PagoPa, come anche ricordo qua lo sforzo straordinario che il Mef ha fatto sulla fatturazione elettronica, un’altra infrastruttura di grande rilievo del nostro Paese. L’app IO si è dimostrata anche essa un’infrastruttura molto ben funzionante: lo ha dimostrato nel cashback, lo ha dimostrato sul green pass e lo sta dimostrando su tutti i servizi che adesso andremo caricare sull’app IO».

«Di recente c’è stata l’approvazione da parte del garante della privacy delle linee guida sulla sull’app IO, questo consentirà finalmente a noi, a PagoPa, di caricare sull’applicativo un numero di servizi straordinariamente più ampio rispetto a quelli ad oggi disponibili, che richiedevano un un’autorizzazione da parte del Garante one by one. Sulla ANPR sapete bene che ormai tutti i Comuni sono integrati all’anagrafe nazionale e che da ora abbiamo 14 certificati anagrafici digitali disponibili sul sito dell’ANPR, scaricabili gratuitamente dei cittadini. Come asset digitali non siamo così mal messi».

«Gli obiettivi messi nel Pnrr sono estremamente sfidanti, sono quelli del digital compass europeo, parliamo di raggiungere la piena collettività di famiglie e imprese nel 2026, di migrare il 75% delle pubbliche amministrazioni verso infrastrutture cloud, di continuare nella diffusione dell’identità digitale nella popolazione, di continuare ad ampliare ulteriormente i servizi digitali. E poi ci sono specifici obiettivi sulla parte di sanità digitale, sul fascicolo e sulla telemedicina».

«Rapidissimamente cerco di raccontare un po’ qual è il nostro lavoro. Stiamo lavorando sulle infrastrutture digitali, quindi, in primis sulle infrastrutture di connettività: ovviamente, sulla banda sia fisse che mobile. Abbiamo notificato lo scorsa settimana in Commissione europea il piano 1Giga, che andrà soprattutto sulle aree grigie a portare la fibra. Un piano che vale più di 3 miliardi e mezzo sul Pnrr, molto importante perché consentirà finalmente di raggiungere sostanzialmente i distretti industriali, che erano rimasti ancora parzialmente fuori dalla connessione fibra nel Paese.»

«Stiamo lavorando altresì credo che tra un’ora dovrebbe andare in consultazione il primo piano d’intervento sul 5G, quindi sul mobile in Europa. L’Italia è Il primo paese che porta un piano di intervento pubblico, di incentivazione pubblica, sulla rete mobile. Un assunto inedito e oggi verrà pubblicata in consultazione il piano medesimo per voi essere anche notificato alla Commissione europea».

«Un’altra parte infrastrutturale molto importante è ovviamente il Cloud. Non sto a spiegare perché sia necessario infrastrutturale muovere i CED, centri elaborazione dati della pubblica amministrazione verso infrastrutture Cloud, per garantire efficienza, per garantire sicurezza, per garantire nuovi servizi alla pubblica amministrazione. Come sapete stiamo lavorando a una PPP e abbiamo ricevuto ben tre offerte di tre cordate molto ben strutturate. Ovviamente le stiamo valutando e quella scelta verrà messa a gara, e crediamo entro la fine di gennaio».

«Un altro elemento è la PDND, che altro non è che la piattaforma digitale nazionale dati, questa è un’infrastruttura molto importante. L’Italia aveva abbastanza lavorato sul front-end del digitale della pubblica amministrazione, sono stati rifatti siti, molti comuni si sono connessi alla NPR, molti Comuni hanno esposto in maniera digitalmente corretta diversi servizi, molti dei quali ormai utilizzano SPID per l’accesso ai servizi. Quindi sul front-end si è molto lavorato».

«Dove non si era invece era sul back-end, l’infrastruttura che interconnette tutte le banche delle pubblica amministrazione e consente all’amministrazione di dialogare e dialogando di offrire servizi al cittadino, senza che sia il cittadino a dover interrogare ogni volta ogni singola amministrazione per ottenere informazioni o per ottenere certificati, attributi e qualificazioni in modo da rivolgersi ad altre amministrazioni. Quindi anche questa è un’altra infrastruttura estremamente potente».

«Stiamo lavorando alle anagrafi, non solo al completamento del PDND, che sostanzialmente è chiusa, ma a un’anagrafe sugli assistiti, sugli studenti, sugli studenti universitari. Ancora non esiste un’anagrafe centralizzata a livello nazionale che raggruppi i titoli di studio degli studenti. E poi stiamo lavorando due importantissime infrastrutture di sanità digitale: uno solo fascicolo sanitario e la seconda è una grande piattaforma nazionale per erogare servizi di telemedicina in remoto».

«Come dicevo tutto il lavoro sulle infrastrutture produrrà poi i suoi effetti solo se riusciamo a lavorare in parallelo sulle competenze. Su questo vanno citato le tre principali attività in cui siamo impegnati: due sono all’interno del Pnrr, che sono il servizio civile digitale e le reti di facilitazione digitale, che servono a potenziare strumenti già esistenti, sia delle regioni che all’interno del servizio civile».

«Una terza iniziativa che stiamo mettendo in piedi – la norma passata nell’ultimo dl sulle norme abilitanti del Pnrr – è il Fondo Repubblica Digitale che replicando la positiva esperienza del fondo sulla povertà educativa, andrà intervenire utilizzando il terzo settore per moltiplicare le iniziative formazione digitale su fasce e ordini di popolazione estremamente variegate, appoggiandosi proprio alle infrastrutture del terzo settore».

«Sui servizi regole stiamo lavorando vivamente sempre sull’identità digitale, moltiplicando le iniziative per diffondere sia SPID che CIE. Come vi dicevo, su App IO, grazie al parere del Garante adesso potremmo finalmente abilitare un numero estremamente significativo di servizi su questa infrastruttura, il cosiddetto “centro stella” dell’app IO che potrà per esempio facilitare l’erogazione di incentivi, di bonus, di benefici pubblici a imprese piuttosto che a cittadini».

«Stiamo lavorando anche per le notifiche. C’è una piattaforma di notificazione digitale, sempre sull’infrastruttura di PagoPA, che anche qua aiuterà a non solo a migliorare il servizio, evitare anche ricorsi e problematiche legate al servizio di notificazione cartacea, ma fornirà al cittadino un meccanismo di utilizzo di questa piattaforma anche per i pagamenti, in modo da rendere estremamente più facile mettersi in regola sulle notifiche».

«Una grande sfida poi è tutta la parte di digitalizzazione di alcuni servizi nell’ambito dell’iniziativa del cosiddetto Single Digital Gateaway, il più importante e credo di vostro interesse sia quello sulla ridefinizione sia in termini di procedure amministrative, sia in termini di infrastruttura tecnologica del SUAP e del SUE, su cui stiamo lavorando con funzione pubblica, che è una sfida molto significativa. Infine, sul fronte della sanità digitale come puoi utilizzare tutti i dati sanitari che saranno accessibili, sia tramite nuovo fascicolo sanitario, sia tramite le soluzioni di telemedicina, per riuscire anche a migliorare, non solo la gestione della spesa sanitaria, ma anche le politiche in campo sanitario».

«Ovviamente tutte queste iniziative richiedono anche una parte del privato uno sforzo significativo e potranno anche abilitare all’interno del mondo privato nuovi investimenti. Per fare banalissimi esempi, la migrazione sul Cloud della Pa investirà in maniera molto significativa tutta la filiera dell’ICT italiana, come anche tutte progettualità di sanità digitale cioè per la filiera dell’ICT italiana si aprono delle prospettive e delle opportunità davvero molto significative. Altresì sulla connettività e sulla gli interventi, sia sulla banda fissa che sulla banda mobile, sarà fondamentale per abilitare ad esempio servizi di IOT, servizi a bassa latenza all’interno delle fabbriche, quindi anche su questo fronte si aprono delle potentissime opportunità, anche per il privato».

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