Sul Corriere della Sera, Mario Monti ricorda la figura di Robert Schuman e la nascita dell’integrazione europea, a partire dalla proposta del 1950 di mettere in comune le industrie franco-tedesche del carbone e dell’acciaio.
Da quell’iniziativa, sostenuta anche da Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, nacque la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, poi la Comunità economica europea e infine l’Unione europea.
Monti sostiene che oggi l’integrazione europea sia contestata da Donald Trump e dal movimento Maga, che puntano a smantellarla, e da alcuni governi e partiti nazionalisti e sovranisti europei.
A suo giudizio, questi orientamenti finiscono per muoversi nella stessa direzione auspicata dal Cremlino.
L’autore critica in particolare l’uso della religione e della difesa dei «valori cristiani» come strumento contro l’Ue, associandolo a posizioni contrarie alla parità di genere, alla tutela dei più deboli, alle politiche climatiche e alla regolamentazione internazionale dell’intelligenza artificiale.
Secondo Monti, il magistero di papa Leone XIV, pur provenendo da un pontefice statunitense e non caratterizzato dall’ostilità al capitalismo attribuita a Francesco, non coincide con questa impostazione religiosa vicina al Maga.
Al contrario, nei suoi interventi il Papa propone una visione civile ed etica che l’autore considera più vicina a chi sostiene l’integrazione europea e il multilateralismo.
In vista dell’omaggio a Schuman a Metz, Monti invita quindi a prestare attenzione alle parole del Pontefice sui concetti di «Dio» e «patria», spesso utilizzati da nazionalisti e sovranisti.
La conclusione è un richiamo alla coerenza: chi difende Leone XIV dagli attacchi di Trump dovrebbe, secondo l’autore, considerare che le posizioni politiche di questi ambienti sono in realtà più vicine a Trump e Vladimir Putin che al Papa.








