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Emiliano Abramo, Comunità di S. Egidio: “La Tunisia non diventi un’altra Libia”

“La Tunisia non è, ancora, la Libia. ‘Ma non è più una democrazia’, dice l’European Council on Foreign Relation, riferendosi alla svolta autoritaria impressa dal presidente Saied, che ha usato il potere ottenuto a furor di un popolo sfiancato dall’economia stagnante e infuriato con la “casta”, con le elezioni di due anni fa, per sciogliere tutto, dal parlamento alla Corte Suprema, e incarcerare un bel po’ di oppositori politici e giornalisti”.

Lo scrive Emiliano Abramo, presidente della comunità di Sant’Egidio in Sicilia, che in un commento sul sito qds.it mette in risalto la questione dei migranti, non solo per denunciare la pratica delle autorità tunisine di “far sparire” i cadaveri dei naufragi, ma soprattutto per sottolineare che il clima politico nel Paese potrebbe innescare un’ondata di partenze verso l’Italia: “Preoccupante – afferma Abramo – è l’attuale campagna presidenziale – che sembra segnata anche da punte di razzismo – che sta spingendo tanti africani a partire verso l’Europa proprio su barchini non attrezzati ad affrontare le insidie del Mediterraneo.

Questo, insieme agli investimenti per l’acquisto delle motovedette italiane per il controllo dei mari, è un altro elemento che sta trasformando sempre di più la Tunisia in una nuova Libia”.

Dunque, secondo Abramo, è “di buon senso” l’osservazione del commissario europeo Paolo Gentiloni secondo cui “Stabilizzare l’economia” della Tunisia “è una premessa anche per gestire insieme il tema dei flussi migratori: non possiamo nasconderci dal fatto che molti flussi dall’Africa subsahariana si sono concentrati in Tunisia”.

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