Pubblichiamo di seguito l’intervento di Carlo Bellavite, ordinario di Finanza Aziendale Research Fellow Csea Università Cattolica.
«È nella bassa volatilità che si annida il rischio sistemico! L’era della “grande moderazione” e di Alan Greenspan alla Federal Reserve si chiuse con il crollo di Lehman Brothers nel 2008, uno dei più grandi fallimenti bancari della storia. Da quel momento la ricerca della stabilità del sistema bancario ha rappresentato uno dei principali obiettivi dei policymaker. Eppure, oggi, a partire dalla crisi della Silicon Valley Bank di Santa Clara il temuto rischio di contagio dell’intero sistema finanziario mondiale e, in particolare, di quello europeo ha nuovamente fatto capolino sul mercato.
Tutto ciò ha portato gli economisti a riprendere in esame, in modo sinottico, le caratteristiche del sistema finanziario europeo rispetto a quello americano al fine, per l’appunto, di scongiurare un potenziale effetto domino e implementare i migliori processi di bail in o bail out in caso di crisi di un intermediario. La Silicon Valley Bank, infatti, si classificava come sedicesima banca americana e seconda in California. Si tratta di una banca regionale con un’unica tipologia di clienti, esclusivamente rappresentata da startup americane, fallita per una crisi di liquidità. È una conseguenza quasi scontata per qualsiasi ente con un bilancio costituito da un passivo a breve da un lato, e investimenti a lungo dall’altro, in uno scenario caratterizzato da un repentino aumento dei tassi di interesse imposti dalla Fed, come quello degli ultimi 13 mesi.
In tale contesto il rischio di contagio era molto concreto, con un impatto significativo sull’intero ecosistema finanziario della regione. Ora mentre tutto ciò avveniva negli Stati Uniti, sull’altra sponda dell’Atlantico, il Credit Suisse registrava una perdita significativa di capitale. La banca svizzera ha rilevanza sistemica con un cluster di clienti ultra-high net worth. Tale crisi è certamente in parte un effetto collaterale della crisi della banca californiana, ma è essenzialmente connessa a problemi di governance dell’istituto svizzero, ben noti già da tempo.
A chi scrive sembra di rivedere, per caratterizzazione e concatenazione di eventi, il fantasma del Banco Ambrosiano. E mentre gli occhi del mercato erano rivolti alla crisi della banca svizzera, in modo repentino, alcuni fondi americani hanno lanciato il guanto di sfida mettendo in discussione la solidità di Deutsche Bank, simbolo stesso del sistema creditizio tedesco. Il rischio di fallimento dei tre istituti bancari ha pertanto origini e natura diversi, e di certo non sarebbe corretto paragonare il sistema creditizio europeo con quello americano almeno per due ordini di motivi.
In primo luogo, con l’amministrazione Trump si è assistito a un indebolimento dei regolamenti bancari Dodd-Frank al fine di rendente meno soggette a vigilanza le banche regionali rispetto a quelle sistemiche. In Europa, invece, soprattutto in seguito al terzo accordo di Basilea, le banche sono state maggiormente soggette a una vigilanza e a un impianto normativo molto più stringente al fine di garantire la stabilità del sistema creditizio. Da questo punto di vista la lezione del 2008, avvenuta dopo diversi anni all’insegna della ricerca dell’efficienza, ha insegnato qualcosa.
Del resto, la tensione vissuta nei primi giorni a ridosso della notizia della Silicon Valley Bank prima, di Credit Suisse poi e di Deutsche Bank infine è stata sapientemente fatta rientrare da mosse ben calibrate delle autorità monetarie e dei governi, americano e tedesco in primis (non a caso sono intervenuti anche il presidente americano e il cancelliere tedesco), che hanno calmato i mercati azionari e con questi i timori e le paure dei risparmiatori e investitori. In questo contesto, la ferma decisione delle due banche centrali, europea e americana, di alzare i tassi di interesse dimostra come la preoccupazione di contenere l’inflazione sia ancora in pole position, rappresentando la peggior minaccia del sistema economico per i governatori delle banche centrali e dunque non equiparabile a una potenziale crisi sistemica.
In conclusione, ci troviamo davanti a tre episodi a loro modo peculiari. Il caso della Silicon Valley Bank ha evidenziato, ancora una volta, l’importanza del maturity mismatch, variabile corporate di fondamentale rilevanza, come valida misura per il monitoraggio del rischio sistemico, come si evince da numerosi studi di ricerca nella letteratura esistente. Il caso del Credit Suisse nasce da una reputazione perduta ed è stato prontamente risolto grazie a una legislazione bancaria che permette forme di risoluzione simili a quelle usate in passato in Italia. Anche in questo caso il Banco Ambrosiano docet..! Per quanto riguarda Deutsche Bank bisognerà capire, nei prossimi tempi, se si tratta di un episodio isolato o di una sfiducia più generalizzata dei fondi americani verso il sistema creditizio europeo e tedesco in particolare».








