Secondo Tommaso Frosini, il passaggio della legge elettorale al Senato offre l’occasione per correggere il testo prima dell’approvazione definitiva, introducendo due modifiche ritenute essenziali: le preferenze e l’equilibrio di genere nelle liste.
Frosini osserva che, a differenza di quanto avvenuto alla Camera, il regolamento del Senato impone il voto palese sugli emendamenti, impedendo così ai dissenzienti della maggioranza di ricorrere al voto segreto.
Se il testo modificato tornasse poi alla Camera e fosse respinto con la fiducia, il Governo sarebbe costretto a dimettersi, con conseguenze politiche rilevanti anche per le opposizioni.
Frosini sostiene che l’introduzione delle preferenze e dell’alternanza di genere risponda non solo a valutazioni politiche, ma anche a esigenze di legittimità costituzionale.
Ricorda che la Corte costituzionale ha già censurato in passato le liste bloccate, ritenendole incompatibili con i principi di rappresentanza e libertà di voto, e osserva che l’assenza di adeguate garanzie per l’equilibrio di genere potrebbe entrare in conflitto con il principio delle pari opportunità previsto dalla Costituzione.
Considerato che sono già stati annunciati ricorsi contro la nuova legge, ritiene opportuno eliminare fin d’ora i principali profili di possibile incostituzionalità.
Frosini conclude che evitare una nuova pronuncia della Consulta sulle regole elettorali rappresenta un interesse istituzionale primario.
Dopo le precedenti dichiarazioni di illegittimità costituzionale, una terza censura finirebbe per indebolire ulteriormente la credibilità del Parlamento in una materia essenziale per il funzionamento della democrazia.
A suo giudizio, il sistema proposto, fondato su un impianto proporzionale corretto da un premio di maggioranza, può garantire insieme rappresentanza e governabilità, purché sia integrato dalle preferenze e dall’equilibrio di genere, gli elementi che consentirebbero di rafforzarne anche la tenuta costituzionale.








