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Ecco il piano del nuovo primo ministro Andy Burnham: più Stato, welfare e industria, ma resta il nodo delle risorse | L’analisi di Giuseppe Vegas

Su Il Messaggero Giuseppe Vegas sostiene che il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham abbia presentato un programma ricco di obiettivi ma ancora privo di indicazioni concrete sulle misure necessarie per realizzarli.

A suo giudizio, la novità più rilevante consiste nell’abbandono dell’impostazione economica liberista affermatasi con Margaret Thatcher a favore di un modello fondato su una maggiore spesa pubblica, sul rafforzamento del welfare e su una politica industriale orientata al rilancio della produzione nazionale.

Secondo l’autore, questa svolta risponde alla crisi della globalizzazione e alla necessità di favorire il ritorno delle attività manifatturiere, ma pone interrogativi sulla sostenibilità finanziaria.

Il rafforzamento del welfare, il decentramento amministrativo, gli investimenti nella difesa e nella transizione tecnologica richiederanno infatti risorse ingenti, mentre un aumento eccessivo della pressione fiscale potrebbe provocare reazioni negative da parte dei mercati, come dimostrato dalla crisi del governo Liz Truss.

Per Vegas, il nuovo corso britannico segna anche un riavvicinamento culturale all’Europa continentale, nonostante la Brexit abbia formalmente sancito l’uscita dall’Unione europea.

Pur riconoscendo che la separazione da Bruxelles abbia prodotto risultati inferiori alle attese, ritiene che il problema più profondo riguardi la crescente instabilità politica del Regno Unito.

La crisi del tradizionale bipartitismo, la successione di governi e l’indebolimento della capacità di assicurare insieme rappresentanza e governabilità mettono infatti in discussione uno dei principali punti di forza della democrazia britannica, proprio mentre i modelli autoritari guadagnano consenso in molte aree del mondo.

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