Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Ecco come far continuare a crescere il settore agroalimentare italiano | L’intervento di Erico Verderi

Cerca
L'AUTORE DELL'ARTICOLO
ANALISI E SCENARI
OSSERVATORIO IDEE
OSSERVATORIO IMPRESE

Il settore agroalimentare rappresenta una componente imprescindibile della nostra economia, contribuendo, come filiera estesa, al PIL nominale per circa il 15% e per il 4,2% se consideriamo agricoltura e industria alimentare in senso stretto.

Un settore altamente resiliente che ha saputo reagire e rimodularsi a fronte di un contesto geopolitico complesso, repentini cambiamenti climatici e mutevoli abitudini di consumo.

L’Istat segnala che per il 2025 la produzione, in termini reali/volumi, di agricoltura, silvicoltura e pesca, pari a 80,1 miliardi di euro, è in crescita dello 0,3%, a fronte di un valore aggiunto di 46,6 miliardi di euro, sostanzialmente stabile, con una variazione del -0,1%.

Percentuali ovviamente più rotonde se misurate in valore, per effetto di una dinamica dei prezzi in aumento.

A livello di singole produzioni si distinguono per positività l’olio di oliva, con un +9,6%, i cereali, con un +4,1%, e il vino, con un +2,9%; al contrario, evidenzia una percentuale negativa la frutta, con un -7,3%.

Sostanzialmente, nella UE siamo al primo posto per valore aggiunto e al quarto per valore della produzione.

La Francia si conferma il primo produttore agricolo europeo, precedendo Germania, Spagna e Italia.

Sul fronte del valore aggiunto confermiamo il nostro primato davanti a Spagna, Francia e Germania.

L’industria alimentare e delle bevande, dal canto suo, sviluppa un fatturato di circa 200 miliardi di euro, con una forte concentrazione in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, peraltro con un buon valore aggiunto.

È di questi giorni la notizia, riportata da CREAgritrend, che nel primo trimestre del 2026 l’industria alimentare ha messo a segno una crescita della produzione dello 0,7%, superiore al dato medio del comparto manifatturiero, pari al +0,3%, mentre non è altrettanto in crescita il fatturato.

Una produzione in diminuzione per il segmento delle bevande, con un -2,9%.

Altra componente da non sottacere è il dato occupazionale, che a fine 2025 registra complessivamente per l’agroalimentare circa 1.450.000 occupati, pari al 5,4% del totale dell’economia nazionale, di cui 950.000 da imputarsi al mondo agricolo, equamente suddivisi tra dipendenti e indipendenti, e 500.000 all’industria.

Il settore ha superato per la prima volta nel 2025 la soglia dei 70 miliardi di export, per l’esattezza 72,4 miliardi di euro, in crescita del 4,9% sul 2024 e contribuendo per l’11,2% all’export italiano.

Ben 62 miliardi di euro sono in capo all’industria alimentare e i residui 10 miliardi al mondo agricolo.

In significativo aumento le importazioni, con un +10,5%, tanto da portare il saldo della bilancia commerciale a -769 milioni di euro.

Dato che non dobbiamo considerare esclusivamente negativo, in considerazione del ruolo di trasformatore che l’Italia ha sempre esercitato nell’agroalimentare.

Le nostre esportazioni, sempre per il 2025, hanno avuto come principali destinazioni la Germania, con il 15,5% e un +7,2% sul 2024, la Francia, con il 10,9% e un +6,1% sul 2024, e, a seguire, gli Stati Uniti, con il 10,3% e un -4,5% sul 2024.

Quest’ultimo dato è influenzato da una politica commerciale protezionista dell’amministrazione statunitense e dall’indebolimento del dollaro USA nel corso del 2025.

In considerazione di quanto sopra esposto, è di tutta evidenza la vitale importanza del settore agroalimentare per la crescita e la tenuta della nostra economia.

Nell’attuale e prospettico contesto è fondamentale mantenere e aumentare la competitività.

Le nostre imprese, per poter raggiungere l’obiettivo, devono investire in tecnologia per accelerare il percorso dell’innovazione.

Determinante risulterà il supporto del mondo del credito, che non potrà non dedicare maggiore attenzione a quelle imprese che intraprenderanno e intensificheranno un percorso di crescita con un occhio di riguardo alla sostenibilità.

Ormai è certo che chi è più sostenibile è anche più competitivo e ha minori probabilità di default.

Andrà privilegiata la continuità aziendale in ottica di lungo periodo, così come andranno supportati processi di acquisizione e aggregazione per aumentare la massa critica e potersi sedere al “tavolo” con maggior potere contrattuale.

A proposito di dimensioni, il solo comparto dell’industria alimentare contava 55.000 imprese, secondo il Censis 2023; oggi non ci discosteremo di tanto e poco più di un centinaio delle stesse copriva circa il 50% dell’export di settore.

È naturale che dobbiamo accelerare il processo per aumentare la dimensione media e, per farlo, è essenziale anche un qualificato capitale umano.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.