Tra le narrazioni sulla manifattura italiana che richiederebbero un aggiornamento vi è quella degli irreversibili effetti deleteri dovuti alla scomparsa della grande impresa, in particolare nei comparti di perduto e mai più ritrovato vantaggio competitivo, dall’auto alla siderurgia.
È da aggiornare perché non sembra più così vera.
A partire dalla metà dello scorso decennio, il rafforzamento della performance manifatturiera italiana ha visto come protagoniste le imprese di maggiore dimensione (250 addetti e più) accanto a quelle medie, a fronte di una speculare contrazione delle unità produttive più piccole (sotto i 20 addetti e, marcatamente, sotto i 10).
È un fenomeno su cui la Relazione di Banca d’Italia ha attirato l’attenzione e che ora trova aggiornamento e nuova conferma nella diffusione delle statistiche strutturali complete delle imprese relative all’anno 2022.
A partire dalla pandemia (tra il 2019 e il 2022), il valore aggiunto a prezzi correnti per addetto ha ulteriormente accelerato (con un vero e proprio balzo dopo il 2020) nel segmento delle grandi unità produttive, contribuendo al miglioramento della produttività aggregata (in valore) dell’intera manifattura.
Quest’ultima ha anche beneficiato di effetti di composizione, in quanto sono aumentati proporzionalmente di più il numero e gli addetti delle imprese più grandi, caratterizzate da maggior livello e dinamica della produttività, rispetto alle piccole.
Quel che più conta è che tali andamenti favorevoli sussistono anche nel confronto internazionale: negli ultimi anni, al rafforzamento delle grandi imprese italiane si è contrapposta una stasi o un indebolimento (nel numero di imprese e di occupati, oltre che nella produttività), di quelle tedesche e francesi.
Ma dove sono questi nuovi attori italiani?
È vano cercarli ancora nei settori a economie di scala, di antico successo manifatturiero.
Questi non fanno più parte, da tempo, del nostro “corredo” di specializzazione.
Date le specificità di tale modello, le grandi imprese italiane sono sempre meno numerose che nelle altre economie e non sono, certo, di taglia extra-large, ma si sono settorialmente diffuse.
La loro espansione – osservabile dall’alimentare, ai macchinari, alla chimica, alla gomma-plastica finanche a comparti tradizionali come il cuoio e il mobilio – ha sostanziato il processo di graduale, ma ben visibile, crescita dimensionale della manifattura sperimentato nell’ultimo decennio.








