Goffredo Buccini sul Corriere della Sera esamina il ‘difficile’ rapporto di fiducia tra Trump e l’Europa (Ucraina compresa): “Fidarsi? Bella parola. È un atto di fede straordinario quello che nei colloqui trilaterali di Abu Dhabi viene chiesto agli ucraini. La trattativa è stata finora contraddetta da una contestuale strategia terrorista russa, con attacchi più violenti che mai contro la popolazione di Kiev e delle altre maggiori città. Ma è soprattutto la sensazione costante di un accordo, sottotraccia eppure sempre vivo, tra il presunto arbitro e una delle due parti a rendere traballanti le gambe del tavolo che presto dovrebbe riaprirsi”.
Buccini ricorda l’accordo di Miami di due mesi fa, da cui sortirono “i famigerati 28 punti d’un memorandum poi in parte abortito perché pareva scritto direttamente dal tiranno di Mosca e mal tradotto in inglese. Un mosaico d’interessi personali e societari composto attraverso i sauditi completa il copione. Il Wsj parlò allora del proposito russo di «rimodellare la mappa economica dell’Europa creando una frattura fra l’America e i suoi alleati tradizionali»: un progetto che asseconda la dottrina trumpiana fatta di sfere di influenza e sfruttamento delle risorse di nazioni vassalle, nell’interesse degli Stati Uniti ma soprattutto della cerchia familiare di Trump. Putin sa bene quali tasti toccare col presidente Usa. Familismo al posto di diplomazia professionale: ciascuno giudichi quanto sia credibile un formato siffatto.
Ad Abu Dhabi la questione del Donbass appare, com’è ovvio, la più divisiva. La Casa Bianca ha smentito una ricostruzione del Financial Times sul baratto imposto a Zelensky tra sicurezza futura, garantita dagli Usa, e cessione immediata a Putin di quel quinto della regione separatista che in quattro anni non è riuscito a conquistare: ma, dato il rapporto fra Trump e la verità, la smentita fa sorridere, il ricatto è nei fatti.
Il dettaglio è che Trump è il presidente meno affidabile nella storia recente degli Stati Uniti. Nell’ultimo anno ha smantellato alleanze consolidate, umiliato e ricattato gli alleati, riportato Putin all’onore della scena mondiale con il vertice-farsa di Anchorage, tolto e messo dazi a capriccio usandoli come coercizione geopolitica, tradito gli interlocutori pubblicandone i messaggi personali.
Può darsi” – conclude – “che Trump sia perfettamente affidabile. Solo, non per l’Occidente o per ciò che ne resta.”








