Entrate, deficit commerciale e manifatture: l’impatto dei dazi sull’economia Usa non è stata “la panacea” attesa.
Un’analisi pubblicata sul ‘New York Times’ esamina quattro criticità legate ai risultati delle tariffe americane sui beni importati volute da Donald Trump per rinvigorire il mercato a stelle e strisce.
Nodo entrate
Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno incassato circa 287 miliardi di dollari in dazi doganali, tasse e imposte, quasi il triplo rispetto al 2024.
Ma “questo denaro è stato versato al governo dai cosiddetti ‘importatori registrati’, la maggior parte dei quali sono aziende americane”.
Il che lascia preludere che l’onere delle tariffe rischia di pesare essenzialmente sulle imprese e, in seconda battuta per effetto dei relativi rincari attesi, sui consumatori americani.
Deficit commerciale
Il deficit commerciale è diminuito in modo significativo, raggiungendo il livello più basso dal 2009 nel mese di ottobre, anche se a novembre ha registrato una ripresa.
Ma nonostante questo calo degli ultimi mesi, all’inizio dell’anno il rosso era aumentato vertiginosamente in quanto le aziende si erano affrettate a importare merci nel Paese prima dell’introduzione dei dazi.
“La domanda che ora si pongono gli economisti è quale sarà l’andamento del deficit commerciale da questo momento in poi” – si osserva sul Nyt.
Manifatture
Nonostante i dazi, il settore manifatturiero ha continuato a perdere posti di lavoro lo scorso anno, al contrario della manna preannunciata da Trump che prevede un’inversione del trend.
Tuttavia “ci sono motivi per essere scettici” – si legge.
Secondo il Nyt “gran parte della ripresa della produzione industriale è attribuibile alla crescita dei settori aerospaziale ed elettronico, che sono tra quelli meno gravati dai dazi.
Per i produttori di automobili e componenti automobilistici, che sono stati soggetti a dazi elevati, la produzione è diminuita lo scorso anno.
Alcuni produttori sostengono che i dazi li danneggiano aumentando il costo dei metalli e dei macchinari necessari per far funzionare le loro fabbriche”.








