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[L’analisi] Dalla scelte della Repubblica al divorzio. Ecco tutti i 73 Referendum in 76 anni

Nei 76 anni di storia repubblicana, dal ’46 ad oggi, si sono svolti 73 referendum nazionali (con i cinque di domenica si raggiungerà quota 78), di cui 67 abrogativi, quattro costituzionali, uno consultivo e uno  istituzionale.

La scelta tra repubblica e monarchia

Quest’ultimo riguarda proprio quello in cui il  popolo italiano fu chiamato a scegliere tra monarchia e  repubblica, il 2 giugno 1946. Fu quindi il primo referendum e anche l’unico ad avere al suo interno, oltre alle domande con le  caselle da barrare, due simboli sulle rispettive opzioni: a sinistra il volto dell’Italia turrita nell’aspetto di una  giovane donna e a destra lo stemma del regno sabaudo. Si registrò una percentuale di affluenza mai più raggiunta finora, con l’89,1%.    

I referendum costituzionali

Dei quattro ‘costituzionali’ (tutti svolti negli ultimi 21  anni) solo due ottennero il ‘sì’: quello sulla modifica del  titolo V della Costituzione (2001) e quello sulla riduzione del numero dei parlamentari (2021). Uno dei ‘costituzionali’ ha  indirettamente determinato anche le sorti politiche di un governo: nel 2016 l’allora premier Matteo Renzi si dimise poco dopo l’esito negativo del referendum (59,12% dei ‘no’) sulla  riforma costituzionale Renzi-Boschi. L’unico ‘consultivo’ si  svolse nel 1989, ebbe un esito positivo e riguardò il  conferimento di un mandato costituente al Parlamento europeo.    

I referendum abrogativi

Decine sono stati invece i referendum abrogativi (in questo  caso, per essere validi, l’affluenza dev’essere almeno del 50%  piu’ uno degli aventi diritto), alcuni dei quali hanno segnato  spartiacque epocali per il nostro Paese. L’affluenza media di  voto per i quesiti di questa tipologia è del 52%. Il primo ‘abrogativo’ fu quello sul divorzio, nel 1974, nel quale votò l’87,7% (come numero è la seconda percentuale di affluenza di sempre) dei 37,6 milioni di elettori. I contrari all’abolizione  del divorzio vinsero con il 59% dei voti, mentre i favorevoli  furono il 41%.    

Altri temi cruciali riguardarono i referendum del 1981: furono in tutto cinque, con quorum raggiunto e affluenza al  79,4%, ma nessun quesito passò. In particolare, la maggioranza  dei votanti fu contro l’abolizione dell’ergastolo (77,4%),  contro nuove norme che concedessero il possesso di armi (85,9%)  e, sull’aborto, sia contro la proposta del Partito Radicale  (88,4%) che contro quella del Movimento per la vita (68%).  Entrambe chiedevano l’abrogazione di alcune norme della legge  194 sull’aborto, ma in senso opposto: la prima per renderne piu’  libero il ricorso, la seconda per restringerne la liceita’.    

La percentuale più bassa nel 2009

Tra i referendum abrogativi che non hanno raggiunto il  quorum, quelli che ottennero la percentuale più bassa si tennero nel 2009, dove l’affluenza si fermò tra il 23 e il 24%. I  quesiti erano tre e riguardavano l’assegnazione del premio di  maggioranza alla lista più votata, anziché alla coalizione, per  la Camera; l’assegnazione del premio di maggioranza alla lista  più votata, anziché alla coalizione, per il Senato;  l’impossibilita’ per una stessa persona di candidarsi in più circoscrizioni.    

Per ogni singolo quesito ogni scheda ha un colore diverso dalle altre, dal rosa al giallo passando per l’arancione o il verde, definito dalla direzione per i servizi elettorali del  ministero dell’Interno. Secondo la legge, per votare vanno utilizzate le matite ‘copiative’: anche se ci fosse un tentativo di rimuoverne il tratto, questo resterebbe visibile a occhio nudo, inoltre non si trasferiscono sul retro del foglio su cui  si scrive. Le stesse venivano utilizzate in passato anche per  firmare documenti ufficiali.

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