La spesa pensionistica, complice l’inflazione, salirà quest’anno e il prossimo fino al 16,4% del Pil. E poi le norme ‘bandiera’ della delega fiscale, quelle che promettano un alleggerimento della tredicesima ai dipendenti e una rateizzazione degli acconti per gli autonomi, che al momento appaiono poco definite e che per essere messe a terra dovranno indicare le coperture. Due diversi documenti messi a punto dalla Ragioneria fanno suonare il campanello delle risorse su due dei capitoli più importanti della politica del governo.
Lo spazio di agibilità per la prossima manovra economica dovrà fare i conti con le difficoltà dei conti. Il pallottoliere già richiede una decina di miliardi per riproporre il taglio del cuneo fiscale. Che è il primo intervento sul quale il governo si è impegnato. Ma poi tra le misure da adottare – che dovranno fare i conti anche con le spese indifferibili – ci sono anche quelle per rendere meno rigido il sistema pensionistico. E quelle del nuovo fisco, quello tracciato dalla delega fiscale.
Non sarà una passeggiata. Anche perché l’aumento dei tassi, che potrebbe non essere ancora finito, pesa fortemente sui Paesi indebitati come l’Italia. Scope Ratings si attende che il costo degli interessi salirà quest’anno a 75 miliardi di euro, dai 57,3 miliardi del 2020, fino ad attestarsi sugli 90-100 miliardi entro il 2026.
L’inflazione esercita il suo peso anche sulle pensioni, con gli aumenti automatici previsti. Nel biennio 2023-2024 la spesa – ha calcolato la Ragioneria – crescerà significativamente” portandosi al 16,2% del Pil contro il 15,6% del 2022 per “gli effetti della elevata indicizzazione delle prestazioni imputabili al notevole incremento dell’inflazione”. Poi tenderà a scendere per risalire e toccare una nuova gobba del 17% ne 2042. Ogni decisione che il governo prenderà su questo capitolo non potrà non tenerne conto.
Ma anche il nuovo fisco, che nascerà dalla legge delega ora in Parlamento, non potrà prescindere dalle risorse. Le modifiche introdotte durante il primo esame alla Camera – dalla cancellazione dei micro-tributi all’alleggerimento delle tredicesime, dalla rateizzazione degli acconti degli autonomi alla riduzione della ritenuta d’acconto – sono in molti casi ancora indeterminate. Senza risorse rischia di rimanere semplicemente dichiarazioni d’intenti.
“Le disposizioni così come formulate – spiega la Ragioneria in riferimento ad esempio alla programmata riduzione del prelievo sulle tredicesime – al momento risultano indeterminate e pertanto non possono essere quantificate. Si evidenzia tuttavia che trattandosi di misure agevolative, determinano una perdita di gettito la cui valutazione in termini complessivi potrà essere effettuata soltanto in sede di attuazione di tutti gli interventi previsti dal disegno di delega”. In pratica i decreti delegati dovranno avere un’attenta relazione tecnica con gli impatti sui conti e le misure di copertura.
Per le rate degli acconti, invece, la Rgs indica l’impossibilità di superare l’anno, vanificando quindi l’idea di diluire anche gli acconti di novembre. Ancora diversa è l’ipotesi di ridurre la ritenuta d’acconto: in questo caso il ‘buco’ da coprire è solo nel primo anno, visto che i versamenti a saldo arriveranno con l’anno successivo.
Certo ci sono anche ‘poste’ positive previste dalla delega. È il caso della ‘global minimum tax’: il progetto, sul quale è stato trovato un accordo europeo, che di fatto ha sostituito l’idea della web tax e che prevede una tassa minima nazionale sulle multinazionali che pagano poche tasse nonostante la presenza sul territorio nazionale.








