Sul Corriere della Sera, Nicola Saldutti sostiene che il rinnovo dei contratti di lavoro sia un indicatore dello stato di salute del Paese.
Ritardi e difficoltà negoziali alimentano incertezza, comprimono salari e diritti e finiscono per frenare anche la crescita economica.
Il ritorno dell’inflazione dopo il 2022 ha reso ancora più centrale la contrattazione, poiché rappresenta lo strumento principale attraverso il quale i lavoratori possono recuperare parte della perdita di potere d’acquisto.
L’autore rileva che negli ultimi mesi si sono registrati progressi, soprattutto nel pubblico impiego, con una riduzione dei tempi di rinnovo e un aumento dei contratti firmati.
Tuttavia, secondo i dati dell’Ocse, i salari reali italiani restano inferiori ai livelli del 2021, anche a causa della debole produttività del sistema economico.
Saldutti evidenzia inoltre un clima più collaborativo tra sindacati e organizzazioni datoriali, impegnati nel rinnovo dei modelli contrattuali e nella definizione di regole più efficaci sulla rappresentanza.
In particolare, la misurazione della rappresentanza sindacale potrebbe rafforzare i contratti maggiormente rappresentativi e limitare il fenomeno dei “contratti pirata”.
La sfida più urgente riguarda però i giovani, stretti tra salari d’ingresso bassi e inflazione.
Senza interventi più incisivi, avverte l’autore, il rischio è continuare a perdere talenti e forza lavoro qualificata.








