La possibilità di escludere i titoli di Stato dal calcolo dell’Isee è “un incentivo per i piccoli risparmiatori che investono sull’Italia”.
Ed è anche un primo passo di una possibile revisione complessiva dell’indicatore per valutare la condizione economica delle famiglie e permettere l’accesso a determinati bonus e prestazioni sociali.
A spiegare le ragioni della misura inserita, al momento soltanto come titolo, nell’indice della bozza del ddl Bilancio, è a colloquio con MF-Milano Finanza il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon.
La volontà del governo di aumentare la quota di debito nazionale in mano ai risparmiatori italiani non è di certo un mistero.
Già lo scorso dicembre lo aveva detto a chiare lettere il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
Nei mesi successivi il Tesoro si è mosso di conseguenza.
Da inizio anno sono state tre le emissioni di titoli pensati principalmente, quando non esclusivamente, per il mercato ratail.
Anche le caratteristiche del Btp Valore, la nuova famiglia di titoli che ha debuttato a giugno e della quale c’è stato un secondo collocamento a ottobre, raccogliendo rispettivamente poco più di 18 e 17 miliardi di euro, vanno in questa direzione.
Non sono previste commissioni, garantiscono rendimenti crescenti nel tempo, prevedono un premio fedeltà per chi li tiene fino a scadenza e, con l’emissione di ottobre, è stata introdotta per la prima volta la cedola trimestrale.
Senza contare la tassazione agevolata al 12,5% di cui godono i titoli di Stato.
Si tratta quindi di un nuovo strumento per far confluire il debito pubblico nei portafogli degli italiani?
“Possiamo dire che la misura vuole favorire i risparmiatori che decidono di acquistare Btp e dimostrano fiducia nell’Italia investendoci”.
Non c’è il rischio che tale scelta possa rivelarsi iniqua. L’Isee è uno strumento pensato per accedere a determinati servizi, mentre gli investimenti presuppongono una necessaria capacità di spesa che forse non si concilia con i servizi cui l’Isee dà accesso. Per paradosso chi ha un patrimonio di centinaia di miglia di euro in titoli di Stato e nessun altro reddito si potrebbe trovare nella condizione di chi guadagna meno di 15mila euro?
“Non vedo un tale rischio. La misura non guarda ai milionari. Non ritengo ci saranno distorsioni.
Si va semplicemente a ribadire che chi investe nel Paese, nei titoli di Stato italiani e non in strumenti più speculativi, deve vedersi riconosciuto questo contributo, senza che ciò impatti sull’Isee.
Gli investitori che hanno maggiore capacità di spesa non sono quelli interessati a chiedere la mensa, bonus o altri servizi cui l’Isee dà accesso”.
L’esclusione dei Btp dal calcolo può quindi diventare il primo passo verso una revisione complessiva dell’Isee?
“Lo strumento ha bisogno di correttivi, ma la ragione che ritengo prioritaria per questo intervento è dare un premio a chi compra i titoli di Stato italiani”.
Seguendo questa logica, sono ipotizzabili sistemi premiali per gli investitori italiani che comprano Btp anche in altri ambiti?
“È qualcosa di cui si può discutere. Occorre guardare a questi strumenti come ai libretti postali aperti a suo tempo dai nostri nonni”.
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