Oltre 24 milioni di occupati ma rallenta la spinta espansiva
Nel 2025 il mercato del lavoro italiano ha continuato a mostrare segnali di crescita, superando la soglia dei 24 milioni di occupati e raggiungendo un tasso di occupazione del 62,4% nell’ultimo trimestre dell’anno. Si tratta di un risultato significativo, soprattutto se confrontato con la situazione di dieci anni prima, quando il tasso di occupazione risultava poco superiore al 56%.
Secondo il nuovo report sul mercato del lavoro elaborato dalla Cisl, la crescita degli occupati ha caratterizzato in modo particolare il periodo successivo alla pandemia, con una dinamica sostenuta a partire dal 2021. In quella fase, la domanda di servizi è cresciuta rapidamente e ha richiesto un aumento immediato della manodopera, soprattutto nei settori del terziario.
Gli analisti del sindacato sottolineano che l’espansione dell’occupazione è stata più intensa rispetto alla crescita del prodotto interno lordo, in particolare nei comparti a basso valore aggiunto. In questi settori, infatti, le imprese hanno aumentato il numero dei lavoratori più rapidamente degli investimenti.
La crisi demografica rende difficile sostituire chi esce dal lavoro
Accanto alla crescita dell’occupazione, il report evidenzia con sempre maggiore chiarezza l’impatto della crisi demografica sul funzionamento del mercato del lavoro. Il progressivo invecchiamento della popolazione e l’uscita dei lavoratori più anziani dal mercato rendono sempre più complesso garantire il ricambio generazionale.
La Cisl sottolinea come i primi effetti della trasformazione demografica siano già visibili e destinati a intensificarsi nel tempo.
«La forte spinta espansiva del periodo post-Covid appare in parziale esaurimento, pur senza alcun segnale di inversione ciclica. Nel contempo si fanno sempre più concreti i primi significativi effetti della grande questione demografica, rendendo più difficile sostituire chi esce dal mercato del lavoro per via del pensionamento e quindi creando criticità in diversi comparti e per diverse posizioni professionali», evidenzia il report del Dipartimento Mercato del Lavoro della Cisl.
Secondo le stime richiamate dal sindacato, il fenomeno potrebbe assumere dimensioni ancora più rilevanti nei prossimi decenni, con il rischio di perdere fino a un terzo della forza lavoro entro il 2060.
Crescita dell’occupazione più forte al Sud e tra le donne
Il report mette in evidenza anche alcune trasformazioni strutturali del mercato del lavoro italiano. La crescita degli occupati, infatti, ha riguardato in misura maggiore il Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord e ha coinvolto più le donne degli uomini.
Secondo il segretario confederale della Cisl, Mattia Pirulli, l’espansione dell’occupazione ha contribuito a ridurre il peso del lavoro precario e a rafforzare la stabilità dei contratti.
«A partire dal 2021, l’occupazione è cresciuta in modo significativo, superando nel 2025 la soglia dei 24 milioni di occupati, con un tasso di occupazione pari al 62,4%. Si tratta di una crescita composta prevalentemente da lavoro stabile, con l’incidenza dei contratti a termine scesa al 10% e che ha riguardato più il Sud che il centro-Nord e più le donne che gli uomini», ha dichiarato Pirulli.
Tuttavia, nell’ultimo anno il ritmo di crescita dell’occupazione si è progressivamente rallentato, riallineandosi all’andamento del prodotto interno lordo e dell’economia.
Disoccupazione ai minimi ma cresce l’inattività
Nel quarto trimestre del 2025, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il minimo storico del 5,5%, un valore che in passato gli economisti definivano fisiologico. Nonostante questo risultato, il sindacato invita a osservare con attenzione l’area della sottoutilizzazione del lavoro, che riguarda in particolare gli inattivi.
Nel 2025, infatti, il numero degli inattivi è tornato a crescere, soprattutto tra giovani e donne. Tra le principali cause emerge il peso delle responsabilità familiari, che incide in modo significativo sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro.
«Oggi è fondamentale guardare non solo ai disoccupati, ma anche all’area della sottoutilizzazione, in particolare agli inattivi, che nel 2025 sono tornati a crescere», evidenzia la Cisl.
Questo fenomeno contribuisce a creare una situazione di squilibrio tra domanda e offerta di lavoro, con imprese che segnalano difficoltà nel reperire personale mentre una parte della popolazione resta ai margini del mercato.
Fuga dei giovani e rischio per la sostenibilità del sistema
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la mobilità dei giovani qualificati. Tra il 2011 e il 2024, circa 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato l’Italia per lavorare all’estero, riducendo la disponibilità di competenze nel sistema produttivo.
Secondo la Cisl, questo fenomeno si inserisce in un quadro più ampio caratterizzato da inverno demografico, bassa partecipazione al lavoro e carenza di personale in diversi settori. La combinazione di questi fattori rischia di incidere sulla sostenibilità del sistema economico e sociale.
Per questo motivo, il segretario confederale Mattia Pirulli richiama la necessità di una risposta coordinata tra istituzioni e parti sociali.
«Per evitare che l’intreccio tra declino demografico e bassa produttività finisca per frenare la crescita del Paese, è necessario costruire una strategia condivisa tra istituzioni e parti sociali, orientata a sostenere sviluppo e occupazione di qualità», ha affermato.
Il quadro delineato dal report evidenzia quindi un mercato del lavoro che continua a crescere, ma che deve confrontarsi con una trasformazione demografica sempre più evidente e con la progressiva riduzione della forza lavoro disponibile.








