Chiara Saraceno sulla Stampa che ricorda come “la legge di bilancio 2023, nell’annunciare la fine del Reddito di cittadinanza a partire dal 2024, quando verrà sostituito da una nuova misura tutta da definire, ha introdotto alcune modifiche sostanziali per il 2023” tra le quali, sottolinea l’editorialista, l’obbligo, per chi è tenuto al patto per il lavoro, a frequentare sei mesi intensivi di un corso di formazione, a partire dal primo di gennaio.
Per i giovani fino ai 29 anni che non hanno il titolo della scuola secondaria di primo grado, a questo obbligo si aggiunge quello di frequentare, sempre dal primo gennaio, corsi che consentano di acquisirlo.
Questi due obblighi formativi, a ben vedere, non riguardano solo i percettori del Rdc. Riguardano, di fatto, in primo luogo chi dovrebbe provvedere a renderli attuabili: centri per l’impiego in collaborazione con gli enti di formazione da un lato, ministero dell’Istruzione dall’altro.
A tutt’oggi – rileva Saraceno – tuttavia, nulla si è mosso su questo fronte. È una questione annosa, che non riguarda solo i beneficiari del Rdc, che richiederebbe di ripensare alla formazione scolastica per gli adulti in una chiave più flessibile dal punto di vista del calendario, per intercettare la domanda formativa il più tempestivamente possibile, senza imporre lunghe attese che rischiano di far perdere la motivazione, quando non scoraggiare del tutto.
Anche sul piano della formazione professionale, intensiva o meno, nulla è cambiato rispetto a prima, quando pochi erano coloro effettivamente coinvolti.
Di questo passo, a fine luglio molti beneficiari di Rdc lo perderanno senza aver ricevuto neppure i sostegni e le risorse formative loro promesse.
E anche coloro che, stante la presenza di minorenni, anziani, o persone con disabilità grave in famiglia, avranno ancora qualche mese di respiro, difficilmente avranno incrociato quelle misure di rafforzamento delle loro competenze e qualifiche professionali che sono necessarie, anche se – conclude – non sempre sufficienti, per trovare una collocazione adeguata in un mercato del lavoro difficile”.
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