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Matteo Caroli (docente Luiss Business School): «Siamo in davanti a una grande opportunità di cambiamento, tecnologico e ambientale: occorrerà adattarsi rapidamente»

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Matteo Caroli, docente ordinario di gestione delle imprese internazionali e Associate dean per la ricerca e la consulenza alla Luiss Business School, ha partecipato in videoconferenza da Amsterdam alla prima giornata del Festival del Sarà – Dialoghi sul Futuro 2021, appuntamento annuale dove menti illuminate dialogano sul futuro della società occidentale. Lo ha intervistato l’organizzatore dell’evento, Antonello Barone.

Professore, vorremmo iniziare con una domanda che è anche il tema di questa serata: parliamo di transizione. Come il sistema dei consumi e delle produzioni responsabili può impattare in questa fase di cambiamento?

«Evidentemente è fondamentale che sono aumentate dal lato del mercato e quindi da quanto i consumatori, ciascuno di noi, tenderanno a premiare i prodotti sostenibili. Cioè i prodotti che vengono realizzati minimizzando l’impatto ambientale e anche determinando risultati positivi dal punto di vista sociale. Dall’altro sarà fondamentale l’azione che svolgeranno le imprese, innanzitutto dal punto di vista dell’innovazione per realizzare prodotti che siano, di nuovo, sostenibili».

«Oggi questo significa, fondamentalmente, prodotti che seguono le logiche della cosiddetta economia circolare, in cui, in sostanza, si minimizza l’uso di nuove materie. Si minimizza l’impatto ambientale e, invece, si chiude il cerchio con l’uso di materiali e di componenti, in maniera tale da consumare meno pianeta. Perché come sappiamo che questa è una della questioni cruciali. Noi già da molti anni complessivamente utilizziamo più risorse naturali di quelle che il pianeta può mettere a disposizione ogni anno. Questo consumo eccessivo, come sempre, sta arrivando al termine. Il pianeta non sopporta più».

«Cominciamo ad accorgersi di questa mancanza di microchip che sta rallentando le produzioni di moltissimi prodotti basati sull’elettronica. Quindi, in prospettiva, farà crescere il prezzo dei prodotti stessi. Ecco, queste mancanze, cose che fino a ieri sembravano scontate, derivano dal fatto che è sempre più difficile trovare la materia prima. Siamo in una fase di cambiamento fondamentale. Dovevano cambiare e stanno cambiando i modelli di produzione. Sta cambiando molto spesso anche il concetto stesso di prodotto, che sempre più si trasforma in servizio, dal necessitare di meno materia e avere meno impatto ambientale».

«Ecco, tutto questo rappresenta una grande sfida perché occorrerà adattarsi. Le imprese, ma anche ciascuno di noi consumatori, dovrà adattarsi alle nuove condizioni in cui ci si trova. Ma è anche una grande opportunità. Non dimentichiamo che in questi anni in particolare tra l’altro anche nel nostro Paese una delle filiere produttive che è cresciuta maggiormente è stata proprio quella della cosiddetta green economy. Quindi la realizzazione di prodotti, servizi, componenti basati su nuove tecnologie, che seguono i principi di cui dicevo prima, è una grandissima opportunità».

Professore, come in questo momento di transizione, la formazione può svolgere un ruolo decisivo. Ci può anche raccontare quella che è l’esperienza di un’eccellenza italiana della formazione come la Luiss?

«Sì, è evidente che transizione significa necessità di nuove competenze e la formazione gioca e giocherà un ruolo sicuramente fondamentale. Ma la cosa estremamente interessante è che la stessa formazione dovrà cambiare e sta cambiando. E parlo sia della formazione tecnica, che quella di universitaria e post-universitaria. Dovranno cambiare per certi versi, o meglio rinnovati, naturalmente, i contenuti, ma anche le metodologie di erogazione dei contenuti formativi, l’esposizione delle persone all’esperienza formativa. Per quanto riguarda quello che noi stiamo facendo, la Luiss Business School sta innanzitutto competendo a livello internazionale, puntando a essere tra le primissime business school in Europa».

«Questo è molto importante, perché significa che qui sviluppare competenze nuove, sia di tipo formativo, ma anche di tipo organizzativo. Al tempo stesso però noi siamo sempre molto attenti alla nostra funzione fondamentale, che è anche quella di supportare lo sviluppo delle competenze umane, delle professionalità, nel grandissimo tessuto di medie e piccole imprese del nostro Paese. Anche nelle Regioni Centro-meridionali dove, a livello generale, si è più indietro, ma sappiamo che esistono e si stanno sviluppando delle eccellenze e delle filiere assolutamente di primaria importanza».

«Questa sarà anche la grande opportunità che noi ci troviamo da gestire nei prossimi mesi e nei prossimi anni in cui, proprio per i forti cambiamenti tecnologici, ambientali, ma poi anche sociali a cui siamo esposti. Ma le risorse finanziarie che sono a disposizione consentono un nuovo sviluppo molto rapido. Condizione fondamentale – è stato detto prima – sono le competenze. Quindi anche la capacità delle Università, delle Business School, di rispondere in maniera adeguata».

«Noi abbiamo in testa questo aspetto, cioè pensiamo di voler giocare un ruolo importante in questa prossima fase di grande sviluppo che il nostro Paese può realizzare. Su questo, al tempo stesso, internazionalizzazione, abbiamo aperto e avviato una sede qui ad Amsterdam, dove io mi trovo ora – mi scuso per non essere stato presente fisicamente, ci avrei tenuto, ma siamo in una fase di startup molto delicata».

«Questo è fondamentale, perché consentirà hai nostri studenti di mixare l’esperienza tra Italia, Amsterdam – che significa anche connessioni con molti altri Paesi europei. D’altro canto per portare gli studenti stranieri, che si iscriveranno ai nostri corsi qui ad Amsterdam in Italia, per rafforzare anche l’offerta del capitale umano qualificato internazionale per le nostre imprese».

Professor Caroli, come ogni anno, nella nostra salva pecunia bisogna mettere un’idea che andremo a verificare nel futuro se si è realizzata o meno.

«Un’idea che penso si verificherà abbastanza rapidamente è il definitivo riorientamento delle imprese, a partire dai grandi gruppi internazionali, ma progressivamente anche le grandi e le medie aziende, a una gestione sostenibile. Una gestione che ha come finalità fondamentale la soluzione di una problematica ambientale e sociale, in questa maniera, trovando anche la capacità di creare ricchezza economica».

«Questo è ormai un processo un’evoluzione, un cambiamento di pensiero, di stile manageriale, di uso delle tecnologie, di innovazione che è in atto e credo diventerà definitivo abbastanza rapidamente. Le imprese e anche le organizzazioni che non riusciranno a far proprio questo nuovo approccio usciranno rapidamente dal mercato e dal contesto economico».

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