I 24,7 miliardi che l’Agenzia delle entrate ha recuperato dall’evasione fiscale nel 2023, +4,5 miliardi sul 2022, sono “un record, ma un record che deve essere qualificato”. A sostenerlo, in un intervento su Repubblica, è l’economista Carlo Cottarelli, ex direttore del dipartimento Affari fiscali del Fmi ed ex commissario alla spending review.
“Primo, quasi tutto l’aumento è dovuto alla rottamazione delle cartelle, cioè a una forma di condono in cui il dovuto viene recuperato, ma con dilazioni di pagamento pluriennali e quindi con un rilevante sconto in termini reali per il contribuente, soprattutto grazie all’inflazione”, nota Cottarelli. Al netto dei condoni, calcola l’economista, il recupero “è salito solo di 0,6 miliardi, da 19 miliardi nel 2022 a 19,6 miliardi nel 2023”.
Inoltre, sottolinea Cottarelli, il rapporto tra recupero ordinario e Pil nel 2023 “è stato dello 0,94%, un po’ più basso del 2022 (0,97%) e in linea con quello del 2019”. Insomma, per Cottarelli non c’è “nessun record. Siamo su livelli simili, nell’attività di recupero ordinario, a quelli che abbiamo raggiunto dal 2016-17 ossia da quando a capo della riscossione è Ernesto Ruffini, scelto da Renzi”.
Cottarelli poi si concentra sul provvedimento che prevede la rimozione automatica dai ruoli dell’Agenzia delle entrate delle cartelle esattoriali non riscosse dopo cinque anni. “La rimozione automatica è accettabile solo se l’Agenzia sarà potenziata in termini di personale e di procedure per assicurare il recupero entro cinque anni – è la considerazione dell’economista – Il governo non si è ancora mosso in proposito (a parte un contestatissimo provvedimento preso in legge di bilancio). Occorre che si muova presto in quella direzione per evitare che il tetto dei cinque anni diventi un regalo a chi le tasse non le ha volute pagare”.








