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[Il retroscena] Cambio al vertice di Mps. Alla guida andrà Lovaglio. Scontro in Cda

È muro contro muro all’interno del Monte dei Paschi di Siena, con l’amministratore delegato Guido Bastianini che non sembra intenzionato a fare passi indietro e la presidente Patrizia Grieco che continua a tessere la tela del cda di lunedì, quando il consiglio, assieme al bilancio, voterà, in mancanza di dimissioni, il ritiro delle deleghe al capoazienda.

Per evitare una ‘vacatio’ nella guida della BANCA, il processo di selezione del successore è proseguito in modo molto rapido. Venerdì si è riunito il comitato nomine con una terna di nomi sul tavolo, incluso quello di Victor Massiah.

Quello che dovrebbe essere proposto lunedì al consiglio di amministrazione è però Luigi Lovaglio, banchiere di lungo corso alle spalle una carriera tutta interna ad Unicredit prima di concludere con successo da amministratore delegato la ristrutturazione del Creval.

In serata sono arrivate le dimissioni dal cda di Olga Cuccurullo, dirigente del Mef: una mossa che permetterà di cooptare Lovaglio in consiglio nel caso in cui Bastianini, come appare probabile, decidesse di restare anche senza deleghe.

Nel frattempo vengono meno i rischi di contestazioni al bilancio che l’attuale ad sta predisponendo. Gli approfondimenti su alcune poste one-off non avrebbero portato a rilievi sulle stesse, emerge a valle di un incontro tra i sindaci e la Consob e dopo gli approfondimenti dell’organo di controllo. Gli analisti si attendono un utile di circa 270 milioni di euro. Il clima di scontro suggerirà comunque a Bastianini di farsi assistere, lunedì, dai propri legali.

A chiedere le dimissioni dell’amministratore delegato è stato il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, in un incontro la scorsa settimana. Dopodiché la presidente Grieco ha iniziato a tessere la cornice legale delle dimissioni, assicurandosi il sostegno della maggior parte del consiglio, con 9 dei 15 consiglieri che dovrebbero appoggiare la sfiducia.

Sembrerebbe che il Mef, sempre silenzioso sulla vicenda, voglia affidarsi a un banchiere più quotato per convincere il mercato ad aderire all’aumento da 2,5 miliardi che la BANCA dovrà lanciare nel 2022. Da parte del ministro Daniele Franco e dello stesso Rivera sono stati fatti appunti, in occasione delle rispettive audizioni parlamentari, ad agosto e novembre, al fatto che Mps non abbia raggiunto gli obiettivi di riduzione dei costi chiesti dalla Ue.

Ma è anche vero che lo scorso novembre, quando questo tema era già emerso, Rivera avesse smentito le voci di un avvicendamento. D’altra parte l’obiettivo di ridurre i costi del Monte al di sotto il 51% dei ricavi, era già contenuto nel piano del 2017 del precedente ad, Marco Morelli, senza essere raggiunto. Non risulta infine che la richiesta di dimissioni dell’ad sia partita dalla Ue: la Dg Comp, che deve approvare il piano di Mps, tratta infatti con il governo e muove eventuali rilievi al piano stesso.

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