È un’ombra lunga quella che l’inflazione getta sulle tasche degli italiani.
Nel secondo trimestre dell’anno, nonostante il raffreddamento dei prezzi, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito portando con sé una contrazione anche dei risparmi, in una generale tendenza alla diminuzione ormai in corso, con rare eccezioni, dalla fine della pandemia.
La situazione è delineata dai dati Istat.
Tra aprile e giugno, in coincidenza con l’inversione di rotta del Pil che ha chiuso il trimestre con un calo dello 0,4%, il reddito disponibile delle famiglie è diminuito dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,2%.
La propensione al risparmio, che già da diversi trimestri si attesta sotto i livelli pre-Covid, si è così fermata al 6,3%, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al periodo gennaio-marzo.
E a fronte di una sostanziale stazionarietà dei prezzi su base congiunturale, con il tasso di inflazione scivolato progressivamente da oltre l’otto al sei e mezzo per cento, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.
Il tutto con una pressione fiscale che non ha dato segnali di discesa, rimanendo stabile al 42%.
Alle prese con il carovita, gli italiani hanno insomma iniziato ad intaccare i risparmi, mettendo mano alle tradizionali riserve familiari.
Secondo Confesercenti, complessivamente, nei primi sei mesi di quest’anno la quota di risorse destinata al risparmio è calata di 20 miliardi.
L’associazione parla di “un quadro allarmante: le famiglie stanno riducendo le proprie capacità di risparmio per conservare il livello dei consumi, a fronte di una perdita di potere d’acquisto che ancora non si è arrestata: rispetto allo scorso anno, circa 8 miliardi di euro in meno in sei mesi, pari a oltre 300 euro in meno a famiglia.
Inoltre, al debito pubblico che ogni italiano si accolla – circa 48mila euro a testa, in aumento dai 40mila circa del pre-pandemia – si somma anche una veloce crescita del debito privato delle famiglie consumatrici: nel 2023 dovrebbe arrivare a sfiorare gli 11.500 euro pro-capite, circa 1.300 euro in più rispetto al 2019″.
Preoccupazioni a cui si aggiungono anche quelle dei consumatori.
L’aumento dei prezzi e il caro bollette, con gli ultimi aumenti di quasi il 5% per il gas e di oltre il 18% per la luce, “avranno ripercussioni sulla crescita della nostra economia, dato che i consumi rappresentano il 60% del Pil”, afferma l’Unione nazionale consumatori, secondo cui è “urgente ridare capacità di spesa alle famiglie con provvedimenti seri e non con provvedimenti spot come il carrello tricolore”.
L’associazione chiede in particolare che il governo riveda l’ultimo decreto sulle bollette, “ripristinando tutti gli aiuti introdotti da Draghi almeno fino a che i prezzi di luce e gas non torneranno ai livelli pre-crisi del 2020”.
Gli italiani sembrano comunque consapevoli delle difficoltà.
Stando alle elaborazioni di uno studio di Findomestic e Bnl Bnp Paribas, il 60% si dice pronto a fare dei sacrifici nell’ultima parte dell’anno, purché non si tratti però delle spese per i figli.








