“Abbiamo bisogno di tornare a investire nei grandi ideali. La bella politica, la famiglia, la spiritualità, la religione. Abbiamo bisogno di far sì che i nostri figli tornino a credere nella speranza, invece della paura. Mio padre e mio nonno hanno fatto la guerra e non mi hanno educato alla paura, ma alla speranza. Io non sono un ottimista, sono un essere umano che ha speranza, non vi può essere una vita senza speranza”.
Così l’imprenditore Brunello Cucinelli nel corso della lectio magistralis sul futuro dell’etica dal titolo “Il diritto alla felicità”, tenuta insieme a Gianni Letta, organizzata dalla Fondazione Guido Carli nell’aula magna Mario Arcelli della Luiss.
“Il sogno della mia vita – ha raccontato Cucinelli – era di rendere dignità morale ed economica al lavoro. Il lavoro eleva la dignità dell’uomo. Volevo creare un’impresa dove i profitti fossero fatti con etica, dignità e morale. Cercare i profitti senza recar danni all’umanità”.
“Siamo un popolo speciale – ha sottolineato l’imprenditore – nato sull’arte, sulla cultura, sulla bellezza, non un popolo nato dalla guerra. Torniamo ad aver fiducia in noi”.
Cucinelli si è poi soffermato sulla necessità di tornare ad “equilibrare il profitto e il dono. Il dono all’italiana, l’idea di donare qualcosa per l’umanità. Raccoglievamo il grano e mio nonno la prima balla la dava alla chiesa, alla comunità, quello era il dono. Cerchiamo di essere leggermente migliori, aver meno paura”.








