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Bruna Putzulu (operàri): «Lo smart working NON è remote working»

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La pandemia da Covid19 ha portato con sé tanti sconvolgimenti, nella vita personale ma anche e soprattutto in quella lavorativa. Quello che rappresentava la routine lavorativa di un tempo appare ora stridente con le nuove consapevolezze che questo periodo ha fatto maturare dentro ognuno di noi, sia come singoli che come società. Ore e ore ingabbiati nel traffico e la sofferta lontananza dalla famiglia sembrano oggi elementi incompatibili con una vita sana e produttiva. Lo sa bene operàri, che da precursore e innovatore sin dal 2017, in via sperimentale, e dal 2018 a pieno regime, assume i propri dipendenti con un contratto di lavoro agile, rispettoso della vita personale e del benessere di ogni collaboratore.

Il “Protocollo Nazionale sul Lavoro in modalità agile”,  sottoscritto dal Ministro Orlando e dalle Parti Sociali il 7 Dicembre 2021, cui tutte le imprese dovranno adeguarsi entro il 1° gennaio 2022 data in cui entrerà in vigore, arrivato proprio per regolamentare lo smart working, non troverà operàri impreparata. Il documento infatti ripercorre elementi positivi già presenti nella quotidianità del lavoro dell’azienda.

A partire dalla fascia oraria in cui si può esercitare, dalle 08.00 alle 20.00: operàri dà infatti “massima libertà di tempo”, nel rispetto degli obiettivi da raggiungere. Ognuno può scegliere quando lavorare e quando prendersi una pausa, l’importante è garantire il raggiungimento degli obiettivi assegnati. La libertà è permessa anche nella scelta del luogo in cui lavorare, salvo garantirne l’idoneità ovvero la sicurezza e la riservatezza, sia in riferimento ai temi di sicurezza dei lavoratori che di privacy relativi ai dati sensibili dei clienti. Nessuna differenza di trattamento, inoltre, per il personale dipendente rispetto ai tirocinanti e/o collaboratori. Una scelta, quella di operàri, che responsabilizza e gratifica le sue Persone, che riacquistano la flessibilità e la libertà del proprio tempo.

Sfera privata e lavoro: al centro la persona e il suo benessere psicofisico

operàri, con un approccio di avanguardia e profondamente consapevole, ha trovato la chiave, tenendo però sempre lo sguardo fisso sull’obiettivo di mantenere viva la motivazione e la serenità dei propri dipendenti.

“Lo smart working mi ha permesso di vivere vicino ai miei cari, di lavorare in modo agile in diversi paesi d’Europa, di non fare la vita stressante da pendolare arrivando stanca al lavoro e, per ultimo, non per importanza, di avere tempo per vivere (non vivere per lavorare), di dedicarmi alla famiglia e alle mie passioni senza diminuire la produttività”, racconta Anastasie, dipendente di operàri.

Stefania, mamma di tre figli, ha condiviso con la famiglia una casa sul lago che le consente di lavorare in armonia con la natura e la famiglia; Giusy, che per motivi personali ha richiesto di lavorare quasi completamente in smart working, raggiunge Milano circa due volte al mese per un paio di giorni, in modo da mantenersi in contatto con il suo team. Yassmin e Maria, due tirocinanti, hanno iniziato il loro percorso senza nessun appoggio fisso e stabile a Milano ma scegliendo di volta in volta la sistemazione meneghina più ottimale per le loro esigenze.

Condivisione, fiducia ed empowerment al centro della cultura aziendale

Lo smart working o lavoro agile è un’arma a doppio taglio, che va maneggiata con cura e lungimiranza. Lo sottolinea Bruna Putzulu, Consigliera di Amministrazione Indipendente di operàri, con 20 anni di esperienza nel mondo delle HR.

“È doverosa una riflessione su ciò che rappresenta oggi il lavoro agile nelle organizzazioni. Lo sguardo va posto oltre la conciliazione vita privata – professione, che rischia di suonare come limitante e ormai retorica. Perché il lavoro agile sicuramente è bello e comodo, ma potrebbe nascondere anche delle insidie. Questa nuova modalità di lavoro richiede infatti trasformazione di sé ed un durissimo impegno di sviluppo personale. Perché si fonda su una profonda motivazione intrinseca verso ciò che stiamo facendo, unita ad una disciplina “militare” di organizzazione del tempo.” racconta.

Per questo, per veleggiare come un vero ‘professionista agile’, occorre avere auto-determinazione, disciplina ferrea ed imprenditorialità, sostiene Bruna Putzulu. Senza questi presupposti il rischio è che lo smart working diventi una sorta di ‘prigione’, in cui tutto si accavalla in un turbinio di priorità, in cui la video-call di un importante meeting si sovrappone ai compiti dei figli. I ruoli si frammentano, generando quella che viene chiamata ‘la grande frustrazione’, che finisce per alterare, paradossalmente, ciò che più volevamo preservare: benessere ed equilibrio familiare. operàri sta lavorando proprio a questa trasformazione e sulle innovazioni di frontiera che ne derivano. L’investimento è sulle persone, sul rafforzare la loro capacità di essere allineate verso uno sviluppo di carriera fondato su tre pilastri: condivisione, fiducia ed empowerment.

Il reportinterno prodotto da operàri per il periodo 2018-2021 evidenzia che da inizio 2018 ad oggi più della metà (56,48%) dei giorni lavorativi, sono stati svolti in modalità agile, con una preferenza da parte delle donne, che ne hanno trascorsi il 60,14%, mentre gli uomini il 51%, e dei più giovani: le Generazione Z ha lavorato da remoto l’81,97% dei giorni, i Millennials il 61,74%.

È infatti l’organizzazione dell’azienda ad essere stata ripensata in maniera ‘cloud’, oltre che agile. Il modello di riferimento è fondato sulle ‘Healthy Organization’, con una visione olistica dei collaboratori, dei clienti e dell’impatto di beneficio sulle comunità. Una strategia dove il benessere oltre che beneficio del singolo lavoratore, è soprattutto cultura aziendale, che si riverbera sull’approccio al business.

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