«Sulla parità di genere il Paese è rimasto bloccato da anni. Adesso con il Pnrr, con la strategia che ha illustrato il presidente Draghi possiamo sbloccare il Paese e rimetterlo in moto. I 7 miliardi sono una leva di attivazione per la parità di genere, per la partecipazione delle donne in tutti i contesti sociali. Quei 7 miliardi permetteranno alle donne di accedere agli altri 240 miliardi del Pnrr con pari opportunità rispetto agli uomini. Faccio un esempio: il Pnrr investe più di 24 miliardi in innovazione, ma il gap digitale oggi è molto significativo per le donne. Il miliardo e mezzo sulla formazione è la leva che di fatto renderà quelle risorse davvero accessibili alla pari». Lo afferma la ministra per le Pari Opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, in una intervista alla Stampa.
«È la prima volta» osserva «che il nostro Paese si dota di una strategia nazionale per la parità di genere. Ci sono cinque assi di intervento con obiettivi al 2026: lavoro, reddito, competenze, la condivisione dei carichi di cura familiare e la leadership. Ragioniamo sul lavoro: oggi abbiamo una differenza di 27 punti tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile. Vanno diminuiti! E vogliamo aumentare di 10 punti la percentuale di imprese femminili. Poi c’è il tema del gender pay gap (le disparità di retribuzione tra uomini e donne, ndr): nel settore privato è circa del 17%, dato del 2018. Dobbiamo scendere sotto al 10%. Addirittura, nell’ambito dei laureati il gender pay gap è più alto, nonostante le ragazze si laureino in media con voti migliori dei ragazzi. E c’è una disparità di accesso al mondo del lavoro che va colmata».
«Bisogna mettere le donne» spiega Bonetti «nella condizione di partecipare alla pari con gli uomini. Il family act fa esattamente questo, supera quella visione antiquata e ideologica che ha guardato le persone divise per categorie: le donne erano o lavoratrici o madri. Il Family act, che è una riforma di accompagnamento del Pnrr, propone un approccio di sistema. Investiamo 5 miliardi per raddoppiare i posti negli asili nido entro il 2026, sono previsti congedi paritari tra uomini e donne. Apro una parentesi: fa inorridire che il congedo obbligatorio per le madri oggi sia pagato all’80%. Deve essere retribuito al 100% come quello dei padri. Scegliamo di investire nel lavoro femminile: dobbiamo rimuovere le diseguaglianze per cui assumere una ragazza potrebbe poi diventare un costo aggiuntivo per l’impresa. Servono politiche per la promozione della carriera e della leadership femminile».
«Il tema della leadership femminile» assicura «fa parte degli obiettivi prioritari della strategia per la parità. Ho costituito un gruppo di costituzionaliste che sta lavorando e presenterà a breve proposte. Il tema della parità di genere come forma di democrazia è fondamentale. Il Paese è pronto per la leadership femminile anche in politica».
Secondo Bonetti «siamo pronti» a una donna premier. «Il presidente Draghi è la figura giusta per aiutare il Paese a fare questo passo di maturazione anche a livello istituzionale. Non solo ha messo la prima donna a capo servizi segreti, ma sta esercitando una leadership sul tema parità genere e sulla politica. Spariglia le carte, e tutti i partiti dovranno interpretare la novità della politica che sta emergendo. La parità di genere è al centro di questa visione: non farlo sarebbe non solo ingiusto ma anche inefficiente».








