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Bisogna migliorare la macchina dello Stato | L’analisi di Carlo Valentini

La legge di bilancio «è in gran parte un déjà vu con due differenze rispetto al passato», scrive Carlo Valentini su Italia Oggi, auspicando un miglioramento della macchina dello Stato. «La prima è la determinazione della maggioranza, almeno nei propositi, di bloccare propri emendamenti e quindi la variopinta e costosa sequela di elargizioni agli amici degli amici, la seconda è che invece dell’usuale aumento delle aliquote la crescita della pressione fiscale è camuffata ricorrendo all’aumento dell’Iva su taluni generi e al taglio delle detrazioni, tanto che a farne le spese sarà soprattutto, com’è tradizione, il ceto medio a stipendio fisso (che già soffre per l’inflazione)».

«Ma la vera carenza è che la legge finanziaria ancora una volta è avulsa dal contesto generale, cioè da un piano di sviluppo di ampio respiro. È vero che in un anno di governo era irrealistico attendersi miracoli ma i nodi della farraginosità del sistema pubblico, dell’indisponibilità di una buona rete digitale, della mancanza di infrastrutture e anche di un piano di difesa dalle calamità naturali sono ancora fermi all’anno zero. E non per colpa di mancanza di fondi ma» osserva Valentini «di un’insufficiente volontà e capacità politica. L’Italia ha perso 20 anni di crescita rispetto ai partner europei, faticosamente il Pnrr sta concedendo una boccata d’ossigeno ma se la produttività non cresce esso non sarà stato che una parentesi».

«Ben vengano il tema delle riforme istituzionali e l’avvio del dibattito sul premierato, ma sarebbe assai più utile decidere se l’Italia vuole aumentare il suo grado di benessere, magari distribuendolo più equamente, e quindi dando impulso alla sua struttura produttiva oppure vuole ritrovarsi, impoverita, ai confini della post-globalizzazione. Quindi questa legge finanziaria certifica un Paese stanco e oppresso dal deficit ma anche una politica incapace di reagire, cioè di rendere efficienti l’apparato e le procedure pubbliche, in modo che siano di ausilio e non un freno al sistema produttivo, e di sostenere, al posto degli inconcludenti bonus, l’innovazione e la digitalizzazione delle imprese e non solo. Si tratta» conclude «di provvedimenti che consentirebbero alla produttività di uscire finalmente dal letargo».

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