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Alessandro Banzato (presidente Federacciai): «La domanda mondiale di acciaio è fortissima, ma l’Ilva è bloccata. Danno al Paese, ora basta ostacoli»

Che cosa cambia a Taranto con la sentenza del Consiglio di Stato? È stato scongiurato il blocco dell’area a caldo dell’acciaieria, ma non c’è il rischio di altre cause legali a raffica? O di altri provvedimenti amministrativi come quello del sindaco che è stato respinto dai giudici amministrativi?

Risponde Alessandro Banzato, presidente di Federacciai.

«Dell’ex Ilva si sono occupati tutti i tribunali possibili e immaginabili: sei in Italia e uno in Europa. Spero che quest’ultima sentenza metta un punto fermo alle vicende giudiziarie, e che la politica a livello nazionale e locale trovi un accordo per andare avanti con i piani di risanamento ambientale e di rilancio produttivo».

Il risanamento procede?

«La copertura dei parchi minerari è già molto avanzata, se non completata, ed è avviata la trasformazione da alto forno a forno elettrico».

E l’uso dell’idrogeno?

«Ci sono studi in corso e applicazioni anche nel settore dell’acciaio. Non è cosa che si possa fare domani mattina, ma quindici giorni fa abbiamo avuto un incontro al riguardo con la Snam, e nel giro di cinque anni, forse un po’ di più, potremo vedere qualcosa anche a Taranto. Basta che sia permessa un po’ di programmazione, senza cambiare la prospettiva ogni 5 minuti».

Si sente dire che Taranto è la maggiore acciaieria d’Europa, ma è vero?

«Adesso non è vero, perché la produzione è ridotta ai minimi termini: fra i 3 e i 3,5 milioni di tonnellate all’anno. Ma come potenziale Taranto è davvero la numero uno in Europa, e in passato lo è stata anche di fatto, con 10 o11 milioni di tonnellate annue».

Può tornare a esserlo? Quali sono le prospettive di mercato dell’acciaio? È condannato a una decadenza storica o ha un futuro?

«L’acciaio ha un futuro radioso. La richiesta mondiale è fortissima, anche per via della ripresa generale post-Covid. A maggio sono state prodotte nel mondo 174 milioni di tonnellate, e questo proiettato sull’intero 2021 porterà la produzione a quasi due miliardi di tonnellate. Più di un miliardo è in Cina, ma tutti gli impianti stanno producendo al massimo anche in Europa, e anche in Italia, esclusa Taranto». 

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