Augusti Minzolini sul Giornale mette in guardia dall’utilizzo improprio dei simboli: “Ci sono tanti modi per approcciare il caso dell’anarchico Alfredo Cospito – scrive il direttore – c’è un problema di pericolosità che motiva il regime del 41 bis.
C’è poi il tema dello Stato, che non può trattare o cedere alle minacce di gruppi eversivi, non può soccombere o farsi mettere in un angolo: una ragione per cui 45 anni fa fu sacrificato Aldo Moro.
E c’è anche una questione umanitaria. Punti di vista diversi, difficili a coniugare insieme che rendono il caso «controverso», per cui ogni epilogo presenta «pro» e «contro».
C’è però un altro aspetto da valutare. Per alcuni versi più politico, su cui il governo dovrebbe interrogarsi.
Nell’atteggiamento di Cospito, nei suoi comportamenti, nella caparbietà con cui persegue il suo obiettivo – sottolinea Minzolini – c’è un’ansia di martirio.
Non per nulla – a quanto pare – l’anarchico non chiede che il regime di 41 bis sia tolto solo a lui, ma anche agli altri detenuti, terroristi o mafiosi poco importa. In teoria quindi anche a Matteo Messina Denaro. Una richiesta irricevibile.
Cospito, quindi, è mosso dal desiderio di diventare un simbolo. Qualcuno ha fatto il paragone con l’attivista dell’IRA, l’irlandese Bobby Sands, che scelse la strada dello sciopero della fame nel 1981 fino a morirne.
Anche un epilogo del genere, però, in un modo o nell’altro, si rivelerebbe una sconfitta per lo Stato. Perché nella società della comunicazione, dei media il sacrificio, al di là delle ragioni che ci sono dietro, sprigiona un fascino magnetico.
Può rivelarsi una miccia in un Paese in cui c’è disagio sociale. Ecco perché il governo nelle sue valutazioni deve soppesare con attenzione le conseguenze anche di un epilogo tragico.
La fine drammatica di Cospito rischierebbe di iniettare nelle menti più deboli il germe del desiderio della ribellione violenta, del gesto dimostrativo, insomma del terrorismo, quel virus infernale che ci ha appestato per decenni. Il sacrificio – conclude – è, appunto, la scorciatoia per imporre un modello da emulare”.
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