Da Enna un’alleanza per contrastare lo spopolamento delle aree interne
Le aree interne siciliane si trovano di fronte a un rischio crescente di desertificazione demografica, determinato da un progressivo spopolamento e da fragilità strutturali che incidono sul tessuto sociale ed economico dei territori. Per affrontare questa situazione, a Enna è stata siglata un’alleanza tra Università Kore di Enna, Cesi, Cisl Sicilia, Sicindustria e Anci Sicilia, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo strategico delle aree interne dell’Isola e promuoverne il rilancio sociale, economico e culturale.
L’iniziativa rappresenta il primo risultato concreto del convegno organizzato da Cesi, Cisl Sicilia e Università Kore di Enna, svoltosi il 15 aprile nell’Aula “Napoleone Colajanni” dell’Università Kore. Il confronto ha segnato il primo momento pubblico previsto dal protocollo d’intesa sottoscritto a gennaio dalle stesse istituzioni, con l’intento di costruire una strategia condivisa per il futuro delle aree interne.
All’incontro hanno portato i saluti istituzionali Cataldo Salerno, presidente dell’Università Kore di Enna, Antonino Raspanti, presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, e Maurizio Antonello Dipietro, sindaco di Enna, confermando l’attenzione delle istituzioni verso una questione che riguarda in modo diretto la sostenibilità dei territori più fragili.
Il calo demografico accelera la desertificazione dei territori interni
Più della metà dei Comuni siciliani si trova in un’area interna dell’isola, dove vive circa il 48% della popolazione regionale. Tuttavia, senza un’inversione di tendenza, questi territori rischiano di avviarsi verso una progressiva desertificazione demografica, con effetti rilevanti sul sistema economico e sulla qualità della vita delle comunità locali.
Le aree interne sono caratterizzate da un marcato invecchiamento della popolazione e da una forte emigrazione giovanile, elementi che riducono la vitalità economica e sociale dei territori. I dati demografici evidenziano una riduzione significativa della popolazione in diverse province della Sicilia. Enna registra una diminuzione di circa il 4,6%, seguita da Caltanissetta con il 3,9%, Agrigento con il 3,5%, Messina con il 3%, Palermo con il 2,2%, Trapani con il 2,1% e Siracusa con circa l’1,7%.
I Comuni più esposti al rischio di spopolamento presentano caratteristiche ricorrenti. Si tratta generalmente di centri con meno di 5 mila abitanti, collocati in zone montane o interne, con una popolazione anziana e con una significativa uscita di giovani verso altri territori.
Servizi essenziali in riduzione e divari tra territori
Il progressivo calo demografico si accompagna a una riduzione dei servizi essenziali, che riguarda settori fondamentali come welfare, sanità, istruzione e mobilità. Questa carenza alimenta un circolo vizioso di marginalizzazione e abbandono, che rende più difficile garantire condizioni di vita adeguate alle comunità locali.
Secondo i dati Istat, esiste un vero e proprio divario di sopravvivenza tra chi vive nei poli urbani e chi risiede nelle aree interne. In particolare, per gli over 75 delle zone rurali la mancanza di servizi di medicina di prossimità trasforma spesso l’accesso alla salute in una difficoltà logistica.
In questo contesto, il presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, monsignor Antonino Raspanti, ha richiamato la necessità di un impegno condiviso tra le diverse componenti della società.
“Sono evidenti le grandi difficoltà nelle aree interne non solo della Sicilia, ma mettendo insieme noi le varie forze sociali, civili, religiose della Sicilia, si può lavorare per convergere verso una progettualità comune che sia da sprone ed elemento di proposta sia con le nostre rappresentanze, politiche e sociali, sia con l’Unione Europea, per tenere accesi i riflettori su un tema così vitale per l’isola”, ha dichiarato.
Il ruolo delle imprese e delle istituzioni nel rilancio dei territori
Nel corso del convegno è stata sottolineata l’importanza di costruire una strategia condivisa che coinvolga istituzioni, imprese e comunità locali. Il presidente dell’Università Kore di Enna, Cataldo Salerno, ha evidenziato la necessità di un approccio realistico e strutturato per affrontare il declino demografico.
“Il rilancio delle aree interne è un percorso lungo, che richiede tempo e non offre scorciatoie. Tuttavia, per portarlo a termine con successo occorre innanzitutto essere realisti, che non significa arrendersi, ma agire con intelligenza. Servono poi concretezza e metodo”, ha affermato.
Anche il presidente di Sicindustria e vicepresidente di Confindustria Sicilia, Luigi Rizzolo, ha manifestato la disponibilità ad aderire al protocollo d’intesa e a sostenere iniziative a favore delle imprese nei territori più fragili.
“Rispetto alle aree interne è chiaro che si devono programmare interventi di sostegno a favore delle imprese. È tempo di pensare a una ‘Super Zes per le aree interne’. Dobbiamo offrire incentivi fiscali, digitalizzazione e burocrazia zero a chi sceglie di fare impresa dove lo spopolamento morde di più”, ha dichiarato.
L’importanza delle alleanze per affrontare la crisi demografica
Il segretario generale della Cisl Sicilia, Leonardo La Piana, ha sottolineato come il futuro delle aree interne dipenda dalla capacità di superare una visione assistenziale e di costruire una nuova strategia di sviluppo territoriale.
“Le aree interne della Sicilia non possono essere considerate una periferia da assistere, ma devono diventare il centro di una nuova strategia di sviluppo regionale. È necessario garantire diritti di cittadinanza uguali per tutti, indipendentemente dal luogo in cui si vive”, ha affermato.
In chiusura dei lavori, il segretario nazionale della Cisl, Ignazio Ganga, ha evidenziato il valore della collaborazione tra istituzioni e organizzazioni sociali per affrontare la crisi demografica e sostenere il futuro dei territori.
“La strada delle alleanze è quella da seguire perché consente di giungere a risultati orientati verso il compimento del bene comune”, ha dichiarato.








