“Quella sull’ex Ilva è l’apoteosi di un approccio giudiziario che ignora la realtà industriale.
Pretendere la rimozione dell’amianto dai cowper di un altoforno significa imporre una prescrizione incompatibile con la tecnologia stessa dell’impianto: è come pretendere che un’automobile possa funzionare senza motore.
Se gli stessi criteri venissero applicati a tutta la siderurgia europea, gli altiforni del continente sarebbero costretti a fermarsi.
È una clamorosa ingiustizia che colpisce solo l’industria italiana, con un’interpretazione delle norme che, nei fatti, rende impossibile produrre acciaio da altoforno.
La tutela della salute è un valore irrinunciabile, ma non può tradursi in prescrizioni tecnicamente irrealizzabili che mettono a rischio un settore strategico per il Paese.
Di fatto si è scelta la chiusura dell’impianto, con conseguenze gravissime per migliaia di lavoratori, per le loro famiglie e per l’intera filiera dell’acciaio italiano”, ha dichiarato Antonio Gozzi, presidente di Federacciai.








