Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[L’Intervento] Andrea Goggi (AD Jobby): «La digitalizzazione del lavoro flessibile è un’opportunità irripetibile»

Cerca
L'AUTORE DELL'ARTICOLO
ANALISI E SCENARI
OSSERVATORIO IDEE
OSSERVATORIO IMPRESE

A volte basta uno sfogo sui social con la giusta cassa di risonanza per portare alla luce la difficile situazione che gli imprenditori della ristorazione devono affrontare da molti mesi. Molto spesso la mancanza di chiare alternative e un sistema normativo fuori dal tempo e aggrovigliato su se stesso portano ad adottare soluzioni che contribuiscono ad alimentare la piaga del lavoro in nero, non tutelato e non riconosciuto.

Parlo di imprenditori non a caso. È vero che la questione del lavoro di rider, camerieri e di tutto quel mondo che vive intorno alla riapertura dei ristoranti vede proprio in questi lavoratori un anello debole, spesso le vittime. È vero anche, però, che la demonizzazione dell’imprenditore/ristoratore non porta a nulla di buono. Prima di tutto per quei lavoratori i cui interessi si intende difendere.

La polemica è annosa, contrappone da un lato la flessibilità richiesta dalle imprese (e la ristorazione è solo uno dei settori che – specie durante la pandemia – deve fare i conti con il tema) con le tutele richieste dai lavoratori dall’altro. Spesso le piattaforme che consentono di incrociare domanda e offerta di lavoro sono state individuate come l’origine del male (o come complici) ma a una attenta analisi non deve sfuggire quanto queste, come idea di fondo, possano invece rappresentare un veicolo virtuoso e sicuro per favorire l’occupazione e una vera alternativa alla reale piaga del mercato del lavoro, il nero, appunto.

Il nodo naturalmente è il modello, ma c’entra anche una visione un po’ preconcetta del mondo del lavoro temporaneo che va scardinata per permettere a questo settore (ma in generale a tutti i settori) di affrontare con più serenità le incertezze del momento e del futuro. L’esperienza di Jobby lo dimostra giorno per giorno. Nel 2016 – anno in cui nasceva la piattaforma, che propone un modello etico di lavoro flessibile -la dicotomia era ancora più forte: sembrava impossibile che con una tecnologia che incrocia domanda e offerta si potesse disintermediare completamente l’essere umano, i colloqui, i curricula, senza generare discriminazioni o vessazioni sui lavoratori. Eppure è esattamente il contrario. Il sistema così è affrancato dall’errore umano, blindato in alcuni parametri che lo rendono etico come il compenso minimo garantito, la competenza, il merito.

Una strada nuova, che coniughi flessibilità e sicurezza, costruendo rapporti lavorativi diretti e trasparenti è possibile. Occorre però far cadere il pregiudizio che vede l’imprenditore come sfruttatore o il lavoratore flessibile come vittima e che relega le piattaforme a braccio armato di questo sfruttamento.

La digitalizzazione del lavoro flessibile è un’opportunità irripetibile per garantire accessibilità, tracciabilità e tutela. Jobby prevede di chiudere il 2021 con un totale di 2.2 milioni di € di compensi erogati ai workers transitati per la app e 60 mila prestazioni di lavoro svolte attraverso la piattaforma. Numeri che consentiranno anche a migliaia di ristoratori di servire ai tavoli ed effettuare consegne, così da far ripartire uno dei settori più bastonati dalla pandemia.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.