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Alessandro De Nicola (economista): «I ritardi della PA nel Mezzogiorno li paghiamo tutti»

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Su Repubblica, l’economista Alessandro De Nicola cita il caso della Sicilia che si è vista respingere dal ministero delle Politiche agricole per carenze tecniche tutti i progetti presentati per i sistemi irrigui dei Consorzi di bonifica. “Si tratta – ricorda De Nicola – di 450 milioni di euro che sarebbero stati finanziati coi fondi del Pnrr. Anzi, secondo la stampa locale, i programmi respinti per bassa qualità tecnica sarebbero addirittura 59 per un valore di 760 milioni. Al di là dell’episodi si pone il problema della scarsa efficienza della PA soprattutto nelle regioni del Sud, destinatarie del 40% dei finanziamenti del Pnrr, pari a 82 miliardi di euro, nonostante rappresentino il 34% della popolazione e il 22,7% del Pil italiani. Non solo, il Fondo di Sviluppo e Coesione, i Fondi strutturali europei e altre fonti quali il Fondo complementare per l’alta velocità canalizzano verso il Sud per i prossimi anni altre decine e decine di miliardi (per il periodo 2021-7 si arriverebbe alla cifra monstre di 212 miliardi) tal che il problema principale sarà non la mancanza di soldi ma della capacità di utilizzarli. Peraltro, la spesa pubblica già oggi rappresenta nelle regioni meridionali una percentuale del Pil molto più alta di quelle settentrionali e, se si escludono le pensioni e si tiene conto del potere di acquisto. Evidentemente questo non basta a colmare il gap tra le due aree geografiche del Paese. I Fondi Europei del settennio 2014-2020 destinati al Meridione sono stati utilizzati solo per il 38% (penultimo posto in Europa, davanti alla Croazia con il 36%) e ancora peggio va per gli altri sussidi. Il quesito da porre è: come evitare che il Pnrr diventi l’ennesima occasione perduta? Probabilmente la via da seguire è mediana: nel lungo periodo solo la riforma della PA e della giustizia (anch’essa gravemente deficitaria e lenta più al Sud che altrove) in senso meritocratico, con compensi e avanzamenti di carriera che attirino talenti e stimolino i — diciamo — tiratardi, la digitalizzazione e una migliore dotazione infrastrutturale in un quadro di minor dipendenza dallo Stato e di semplificazione della vita per le imprese private, daranno una chance di avanzamento al Mezzogiorno. Nel breve, il governo centrale (sebbene non un mostro di efficienza) attraverso Agenzie ad hoc e — in extrema ratio — facendo ricorso ai commissari, dovrà sopperire alle deficienze strutturali degli enti locali del Sud”.

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