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Alessandra Prampolini (direttrice Wwf Italia): «Inclusione della Rinaturazione del Po nel Pnrr è un ottimo biglietto da visita dell’Italia in Europa per l’ambiente»

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«Nel testo definitivo del Pnrr, che il Governo si appresta ad inviare alla Commissione Europea, è stato inserito quello che si può considerare il progetto più strategico per la tutela della biodiversità e il ripristino ambientale più significativo dell’intero Piano: il Progetto per la rinaturazione del Po, il più grande fiume italiano, che attraversa le regioni economicamente più dinamiche del Nord Italia». Così si è espresso il Wwf Italia, che ha elaborato il progetto insieme ad Anepla, l’Associazione nazionale estrattori produttori lapidei affini di Confindustria, condiviso e integrato con la collaborazione istituzionale dell’Autorità di Bacino distrettuale del Po e di AiPo, l’Agenzia Interregionale per il Po, che riunisce le Regioni attraversate dal Po.

Il progetto è stato valutato positivamente e integrato dal ministero della Transizione Ecologica e inserito nel Pnrr. Il Progetto per la Rinaturazione del Po prende in considerazione una vasta fascia fluviale, dalla provincia di Pavia fino a quella di Rovigo, che si estende per 32.431,18 ettari, nella quale sono state individuate 37 aree da rinaturalizzare lungo il tratto medio padano più altre 7 aree localizzate nel delta del Po. Il progetto risponde agli obiettivi e agli standard definiti nelle linee guida per i Pnrr e nel Regolamento che istituisce lo strumento Recovery and Resilience Facility (Rrf), in cui si chiede ai Paesi Membri della Ue di intraprendere azioni concrete per accrescere il loro capitale naturale tutelando e riqualificando le loro risorse naturali. Gli interventi sul Po rispondono anche alle indicazioni della “Strategia Europea per la biodiversità”, che chiede ai Paesi Membri di intervenire sui 25 mila chilometri dei fiumi europei, al fine di ripristinare le pianure alluvionali e le zone umide. Il piano consente di integrare e implementare gli obiettivi di sviluppo sostenibile avviati in quest’area dai due Mab Unesco presenti: “Po Grande” e “Delta Po”.

«È un progetto assolutamente strategico, che costituisce un ottimo biglietto da visita dell’Italia in Europa, nel quale si coniugano le esigenze di riqualificazione ambientale e di ripristino dei servizi ecosistemici e si contribuisce a ridurre il rischio idrogeologico. La Rinaturazione del Po è un progetto pilota che può essere replicato lungo tutti i principali fiumi d’Italia e favorire una vasta e concreta azione per invertire la curva della perdita di biodiversità e per l’adattamento ai cambiamenti climatici», afferma Alessandra Prampolini, direttrice del Wwf Italia. 

«Il progetto è un’occasione formidabile di sviluppo per un territorio e dimostra come sia possibile coniugare positivamente le priorità ambientali con le esigenze di chi vive e lavora anche su un’area così complessa come quella padana, dimostrando nel concreto che l’uso sostenibile delle risorse non è soltanto un’aspirazione ma si può tramutare in un’iniziativa condivisa tra il settore privato e il mondo associativo», sostiene Claudio Bassanetti, presidente di Anepla.

Wwf e Anepla sottolineano gli obbiettivi del piano: il riequilibrio dei processi morfologici attivi, attraverso la riduzione dei pennelli per la navigazione, divenuti negli anni troppo alti per essere sormontati dalle portate ordinarie del Po ma che vengono adeguati in modo da garantire un’azione di ripristino delle zone umide perifluviali, consentendo le attuali condizioni di navigabilità; il miglioraramento delle condizioni di sicurezza idraulica, diminuendo il più possibile le sollecitazioni idrodinamiche in corrispondenza delle arginature e aumentando la capacità d’invaso e il recupero del corridoio ecologico rappresentato dall’alveo del fiume e dalla fascia naturale perifluviale, costituita da una notevole diversità di ambienti (come greti, isole, sabbioni, boschi ripariali, lanche e bodri). Il costo dell’investimento ammonta a 360 milioni di euro e permetterà di ripristinare e riattivare i rami laterali e le lanche, di ridurre i pennelli di navigazione, di riforestare con specie autoctone la fascia fluviale, di contenere ed eradicare specie vegetali alloctone invasive. Si tratta di un investimento dello Stato sul proprio capitale naturale che consentirà di attivare servizi ecosistemici che ripagheranno l’investimento fatto, come sostenuto anche da Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del Po. 

«L’Autorità di distretto ha accolto favorevolmente la proposta perché coerente con la Pianificazione di bacino e con il Programma generale di gestione dei sedimenti ed è disponibile a coordinare l’attuazione del progetto promuovendo il coinvolgimento di tutti gli enti pubblici competenti nelle diverse fasi attuative, anche con il supporto tecnico scientifico delle Università del distretto e garantendo la partecipazione degli stakeholder territoriali. La proposta inoltre ben si integra con il percorso di sviluppo sostenibile intrapreso con il Mab Unesco “Po Grande” che vede il coinvolgimento attivo di 85 comuni e 8 province rivierasche».

Anche Irene Priolo, Presidente di AiPo, che riunisce tutte le Regioni attraversate dal Po, e Assessore all’Ambiente e difesa del suolo della Regione Emilia Romagna, è intervenuta a riguardo. «Si tratta di una grande sfida e un’enorme opportunità per la riqualificazione del nostro più importante fiume. Il Po è una grande infrastruttura in grado di coniugare biodiversità, bellezza paesaggistica, turismo e mobilità sostenibile, essendo al contempo risorsa idrica e fonte di energia rinnovabile. Questo progetto ne valorizzerà ulteriormente le potenzialità e peculiarità. AiPo come soggetto attuatore degli interventi avrà il delicato e prezioso compito di predisporre i numerosi progetti previsti. Un’occasione unica e di grande rilevanza».

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