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Alberto Vacchi (Presidente e AD Ima): «Sicurezza sul lavoro, dove ci sono comportamenti criminali si impongano sanzioni severe. Per il resto serve una coscienza collettiva»

«Purtroppo il tema della sicurezza nel lavoro, nelle infrastrutture, nei cantieri, si accende solo quando accadono certi fatti. Tutti dichiarano, si indignano, promettono. Poi arrivederci e grazie, ci risentiamo alla prossima tragedia». Lo afferma Alberto Vacchi, fino al 2019 alla guida di Confindustria Emilia-Romagna e Presidente e Amministratore Delegato della Ima, azienda leader mondiale delle macchine per il confezionamento, in un’intervista al quotidiano La Repubblica.

«La stragrande maggioranza delle aziende sono virtuose, ma esiste il mondo delle attività in nero che sconfina nella criminalità vera e propria e lì bisogna agire senza pietà con la legge. Poi c’è una porzione di imprenditori che in buona fede, magari proprio per lavorare e produrre di più, chiude un occhio sulle piccole misure di sicurezza: un paio di guanti o un casco in meno, per intenderci».

«Ecco, credo che qui l’intervento di regole severe e i relativi controlli possono scongiurare tanti incidenti. E non dimentichiamoci che anche i singoli lavoratori dovrebbero essere i primi ad autotutelarsi. Magari denunciando i patron che li obbligano a certe disattenzioni».

Secondo Vacchi, «dove ci sono comportamenti criminali si impongano leggi e sanzioni. Per tutto il resto serve una coscienza collettiva. Come hanno dimostrato i protocolli di sicurezza anti-Covid, imprese e sindacato hanno saputo creare le condizioni giuste per far coesistere lavoro e salute. Una lezione anche per il futuro».

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