“Penso che non sia appropriato avere aspettative miracolistiche, ma anche che questa sia una tecnologia che ci aiuterà ad affrontare alcuni problemi”.
Risponde così Alberto Mantovani, Presidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca, in un’intervista al Corriere della Sera e in risposta all’annuncio fatto da Paul Burton, direttore sanitario dell’azienda americana Moderna, che al Guardian ha detto che entro il 2030 saranno disponibili vaccini contro il cancro e le malattie cardiovascolari grazie alla tecnologia a mRna, la stesa usata contro il Covid-19.
Tuttavia, riprende il filo l’autorevole medico, “la rapidità e la versatilità offerte dalla molecola di mRna e dalla sua ingegnerizzazione stanno facendo fare passi avanti importanti.
Ci sono dati pubblicati già da un certo numero di anni, ad esempio, che mostrano come i vaccini a mRna nelle fasi precoci di sperimentazione clinica contro il melanoma hanno dato risultati clinici estremamente incoraggianti”.
E chiarisce: “Oggi le sperimentazioni seguono tre diverse strategie: il vaccino personalizzato, disegnato sul singolo individuo, il vaccino su più tumori che cerca il ‘minimo comun denominatore’ che unisce tumori diversi con un possibile bersaglio comune e la combinazione del vaccino a mRna con altre strategie terapeutiche immunologiche, in particolare con le cellule Car-T”.
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