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Usa: la Maganomics di Trump danneggerà la crescita | Lo scenario degli economisti statunitensi

L’obiettivo di Donald Trump di rimodellare la più grande economia del mondo attraverso politiche protezionistiche che mettano “l’America al primo posto” danneggerà la crescita.

Lo rivela un sondaggio del Financial Times condotto su oltre 220 economisti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nell’Eurozona in merito all’impatto economico del ritorno di Trump alla Casa Bianca.

La maggior parte degli intervistati ritiene che la sua svolta protezionistica metterà in ombra i benefici di altri elementi di quella che il presidente eletto ha soprannominato “Maganomics“.

Molti economisti statunitensi, intervistati congiuntamente dal FT e dalla Booth School of Business dell’Università di Chicago, ritengono inoltre che il nuovo mandato di Trump stimolerà l’inflazione e porterà a una maggiore cautela da parte della Federal Reserve nel tagliare i tassi di interesse.

“Le politiche di Trump possono portare un po’ di crescita nel breve periodo, ma a spese di un rallentamento globale che tornerà a danneggiare gli Stati Uniti in un secondo momento”, ha spiegato ebnem Kalemli-Ozcan, professore alla Brown University e membro del comitato consultivo economico della Fed di New York.

“Le sue politiche sono anche inflazionistiche, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, quindi ci sposteremo in un mondo di stagflazione”.

Tuttavia, la maggior parte degli economisti – compresi quelli del FMI, dell’OCSE e della Commissione europea – prevede una crescita più forte negli Stati Uniti che in Europa nel 2025.

Sempre il FT rileva che gli economisti dell’Eurozona sono ancora più pessimisti sull’impatto delle politiche di Trump nel vecchio Continente rispetto a quelli degli Stati Uniti, con il 13% degli analisti che ha dichiarato di aspettarsi un forte effetto negativo e un altro 72% che ha previsto alcune ripercussioni negative.

Per l’Eurozona la preoccupazione principale riguarda la produzione manifatturiera, soprattutto in Germania.

Secondo Martin Wolburg, economista senior di Generali Investments, c’è la possibilità che l’industria automobilistica del Paese sia “particolarmente bersagliata” da Trump.

La minaccia di Trump di un’imposta del 60% sulla Cina “potrebbe mettere ulteriormente alla prova le industrie europee”, ha affermato Christophe Boucher, chief investment officer di ABN Amro Investment Solutions, in quanto solleverebbe la prospettiva che Pechino inondi la regione con prodotti a basso costo.

Sebbene il Regno Unito sia considerato meglio isolato dalle tariffe, grazie al suo ampio settore dei servizi, Alpesh Paleja, economista capo della CBI, ha avvertito che il Paese sarebbe esposto all'”impatto di secondo impatto” se le tariffe dovessero pesare sulla crescita dell’Eurozona.

Nel Regno Unito, oltre il 56% dei quasi 100 intervistati prevedeva un impatto negativo, e molti parlavano di un freno al sentiment dovuto al clima di incertezza prevalente in vista dell’insediamento di Trump il 20 gennaio prossimo.

Poco più del 10% ha previsto un impatto positivo.

“L’amministrazione Trump sarà una ‘macchina dell’imprevedibilità’ che dissuaderà le imprese e le famiglie dal prendere facilmente decisioni a lungo termine”, ha dichiarato Barret Kupelian, capo economista di PwC UK. “Questo avrà inevitabilmente un costo economico”.

Dopo la pandemia, spiega il FT, l’economia statunitense ha costantemente superato quella delle controparti d’oltreoceano, con un tasso di espansione annualizzato del 2,8% nel terzo trimestre dello scorso anno.

Trump, specifica il FT, non ha ancora delineato un prospetto completo di politica economica, e quindi per ora gli analisti basano le loro previsioni sulle promesse fatte in campagna elettorale.

Tra queste, l’imposizione di tariffe generalizzate fino al 20% su tutte le importazioni statunitensi, le deportazioni di massa dei lavoratori privi di documenti, la riduzione della burocrazia e l’introduzione di tagli fiscali permanenti introdotti nel 2017.

Trump, autodefinitosi “uomo dei dazi”, è da sempre convinto che gli Stati Uniti debbano colmare il loro deficit commerciale e incrementare la produzione nazionale.

“Le politiche annunciate includono tariffe sostanziali e deportazioni di lavoratori immigrati”, ha dichiarato Janice Eberly, ex funzionario senior del Tesoro statunitense dell’amministrazione Obama, ora alla Northwestern University.

“Entrambe tendono ad essere inflazionistiche e probabilmente negative per la crescita”.

Complessivamente, più della metà dei 47 economisti intervistati, che si occupano specificamente di economia statunitense, si aspetta un “qualche impatto negativo” dal programma di Trump e un altro decimo prevede un “forte impatto negativo” mentre un quinto degli intervistati prevede un impatto positivo.

Il pessimismo degli economisti, fa notare i FT, contrasta con l’ottimismo degli investitori: l’indice azionario statunitense S&P ha registrato un’impennata nelle settimane successive alla vittoria di Trump, anche se ha ridotto parte dei guadagni a dicembre dopo che policymaker della Fed hanno lasciato intendere che quest’anno effettueranno meno tagli dei tassi di quanto previsto in precedenza.

Nel suo miglior biennio di questo secolo, l’indice di riferimento ha chiuso il 2024 in rialzo del 23,3%, dopo un guadagno simile nel 2023.

Benjamin Bowler, stratega di Bank of America, ha dichiarato questa settimana che “l’economia del laissez-faire, i tagli alle tasse e la deregolamentazione” di Trump, insieme a una potenziale “rivoluzione dell’intelligenza artificiale”, significa che il rally continuerà probabilmente nel 2025.

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