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Squilibrio demografico: l’Italia perde 100mila laureati | L’analisi

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Italia quarta in Europa per università, ma talenti in uscita

L’Italia è il quarto Paese europeo più rappresentato nella Classifica “Qs World University Rankings: Europa 2026”, con 65 università presenti e una crescita del 27% di atenei classificati.

Tuttavia, accanto a questi risultati, emerge uno squilibrio strutturale: sono troppi gli studenti che lasciano il Paese per studiare e lavorare all’estero. Negli ultimi dieci anni, infatti, l’Italia ha perso quasi 100.000 laureati tra i 25 e i 35 anni.

Il quadro delineato dal ranking mostra quindi luci e ombre, con un sistema accademico solido ma una difficoltà evidente nel trattenere e attrarre talenti.

Il paradosso: esportatori di studenti ma pochi ingressi

Secondo Nunzio Quacquarelli, fondatore e presidente di Qs, l’Italia rappresenta uno dei motori della ricerca in Europa, con una forte produzione accademica.

Tuttavia, come sottolinea Quacquarelli, “è tra i maggiori ‘esportatori’ di studenti in Europa”.

Nel frattempo, nessuna università italiana compare nella top 100 per la proporzione di docenti e studenti internazionali. Questo dimostra, secondo il presidente di Qs, “un sistema che invia i talenti all’estero con più successo di quanto ne attiri”.

Squilibrio demografico ed economico: l’allarme sui laureati

Questo fenomeno viene collegato a un più ampio squilibrio demografico ed economico.

Quacquarelli evidenzia che “l’Italia ha perso quasi 100.000 laureati di età compresa tra i 25 e i 35 anni nell’ultimo decennio”.

Una tendenza che, secondo quanto riportato, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta considera una possibile minaccia diretta alla produttività e alla crescita, soprattutto se unita al calo dei tassi di natalità.

Il tema diventa quindi non solo accademico, ma legato al futuro economico del Paese.

Occupabilità debole: solo Sapienza tra le prime 50

Un altro elemento critico riguarda le prospettive lavorative per chi si laurea.

Solo La Sapienza di Roma è tra le prime 50 università europee per risultati occupazionali, segnalando un limite nel trasformare la qualità della formazione in opportunità concrete di lavoro.

Quacquarelli sottolinea infatti che la sfida consiste nel “trasformare il successo accademico in posti di lavoro, innovazione e fidelizzazione dei talenti”.

Politecnico di Milano e Bologna: segnali contrastanti

Il Politecnico di Milano resta l’ateneo italiano con il punteggio più alto nella classifica europea, ma perde sette posizioni e scende al 45° posto.

L’Alma Mater Studiorum di Bologna esce invece dalla top 50, passando dal 48° al 59° posto.

Delle 51 università italiane precedentemente classificate, 14 salgono e 35 scendono, con un tasso netto di calo del 41%, tra i più alti in Europa.

Nuovi ingressi e miglioramenti: Tor Vergata e Catania

Quest’anno l’Italia aggiunge 14 università alla classifica, due delle quali tra le prime 500 in Europa.

Tra le nuove classificate, l’Università di Cagliari è al 482° posto, mentre l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale è al 491°.

Roma Tor Vergata entra nella top 150, guadagnando 17 posizioni fino al 150° posto.

L’Università di Catania registra il miglioramento più significativo, salendo di 56 posizioni fino al 301° posto. Segue l’Università di Genova, che guadagna 20 posizioni e arriva al 204° posto.

La sfida: trattenere talenti in un Paese che invecchia

Il quadro complessivo evidenzia un sistema universitario capace di produrre ricerca e formazione di qualità, ma inserito in un contesto segnato da squilibri demografici e da una forte mobilità in uscita.

L’Italia resta tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, ma fatica ad attrarne dall’estero.

In questo scenario, la perdita di quasi 100mila laureati in dieci anni diventa un indicatore centrale, legato non solo alle opportunità lavorative ma anche alla sostenibilità demografica ed economica del Paese.

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