“Oltre ottanta asset chiave sono stati colpiti e più di un terzo è gravemente danneggiato. Sarebbe estremamente ottimistico pensare a un rapido ritorno alla normalità: serviranno fino a due anni”.
Lo sostiene Fatih Birol, direttore esecutivo della Iea, l’agenzia internazionale dell’energia con sede a Parigi.
Se lo Stretto di Hormuz non riapre del tutto, spiega, “per l’Europa ci sono due pericoli”.
Il primo è un altro “aumento dei prezzi del petrolio, del gas e della benzina.
Il secondo riguarda la disponibilità dei prodotti raffinati. Alcune forniture potrebbero non arrivare più e rischieremmo di trovarci di fronte a carenze di diesel e carburante per l’aviazione”.
Il problema, sottolinea, “è concreto: con una interruzione di sei settimane, potremmo arrivare persino alla cancellazione di voli per mancanza di jetFUEL“.
Parlando degli sgravi fiscali sui carburanti, Birol ha detto che che, a suo parere, queste misure dovrebbero essere “temporanee”, anche in Italia, “perché potrebbero avere effetti distorsivi. Se temporanee e mirate, capisco e approvo”. Tra le misure suggerite “per ridurre i consumi” ci sono “limitare gli spostamenti e incentivare il lavoro da remoto e il trasporto pubblico, per esempio rendendolo gratuito nelle città. Sono politiche che alcuni Paesi stanno già adottando”.
Parlando del nucleare, Birol ha poi detto che, secondo lui, “è stato un peccato che in due referendum in Italia le persone abbiano rifiutato l’uso dell’energia nucleare. Ma penso – ha concluso – che sia ora di non solo rivedere questo, ma anche, questa volta, di farlo accadere in modo che ci sia un buon mix in Italia: solare, eolico, energia nucleare e gas”.








