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Dario Scannapieco (AD CDP): «Acqua, serve un piano come per l’energia»

La crisi del settore idrico è sempre più evidente, ma non è certo una novità. I primi segnali erano stati già denunciate nel marzo del 2021. «Il comparto idrico rappresenterà una delle prossime emergenze italiane». A dirlo è Dario Scannapieco (intervistato da Daniele Manca sul Corriere della Sera dell’8 luglio) sta parlando a una platea di studenti dell’università di Verona. Non è ancora amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti. Lo diventerà due mesi dopo, con Giovanni Gorno Tempini alla presidenza. Di sprechi dell’acqua se ne parla poco in Italia. È di là da venire la siccità che in queste settimane sta rendendo evidente al Paese quanto sia importante la gestione di una risorsa così preziosa.

E quello dell’acqua, quell’emergenza che in solitario aveva individuato più di un anno fa, è uno dei molti dossier che la Cdp si trova ad affrontare. Per quelle stanze di Via Goito dove lavorano 1.200 persone, per quei presidi territoriali che diventeranno 27 entro il 2023 forti di un piano strategico approvato 7 mesi fa ma con alcuni traguardi importanti già raggiunti, passano molte delle tante scelte che permettono senza tanti clamori al “pubblico”, allo Stato, di poter funzionare. Non solo per i 23,8 miliardi di risorse impegnate (+9% rispetto al 2021) o per gli investimenti attivati dal gruppo pari a 35 miliardi, qualcosa come il 2 per cento dell’intero prodotto interno lordo italiano.

Cassa depositi significa anche una raccolta tra risparmio postale e risorse in genere pari a circa 380 miliardi. Un campo di attività che va dal processo di integrazione delle reti in fibra ottica del Paese (con Tim e Open Fiber), al rilancio e riassetto delle Autostrade dopo l’acquisizione di Aspi, perfezionata lo scorso maggio, fino all’ingresso nella sanità digitale con Gpi o all’affinamento delle proprie strategie e partecipazioni con la cessione della farmaceutica Kedrion e delle Bonifiche Ferraresi. Ma anche all’assistenza alle pubbliche amministrazioni nella messa a terra del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) fino ai rapporti con l’Europa.

Del resto, Scannapieco ha alle spalle una lunga esperienza come vicepresidente della Bei, la Banca europea degli investimenti (dal 2007) e prima ancora come capo della divisione delle privatizzazioni italiane al ministero del Tesoro, nominato dal ministro Tremonti e da Siniscalco. Ma è con il governo Prodi che nel 1997 arriva al ministero del Tesoro chiamato da Mario Draghi incuriosito dalla lettera di quel giovane che dopo un master ad Harvard e una laurea alla Luiss voleva “mettersi al servizio dello Stato”. Al punto oggi di essere a capo della Cdp. E a doversi occupare di emergenza idrica…

«Purtroppo, l’Italia sembra affetta da un’incapacità all’azione se non di fronte a una crisi… Scrissi un articolo un paio di anni fa stimolato da una notizia che avevo letto su Corriere.it: in Sicilia di fronte agli ennesimi episodi di siccità e carenza d’acqua era stata organizzata una processione. Portai l’esempio invece di come si era agito in Israele, dove come Bei avevamo partecipato alla costruzione di dissalatori per 750 milioni di metri cubi che significa servire un’area di una decina di milioni di persone».

E non si potrebbe fare anche qui?

«Sì, ma quando si hanno 2500 operatori, e di questi l’83% sono in economia (pubblici ndr) che hanno una capacità di investimento ridotta e l’altro 17% sono di piccole dimensioni è difficile intervenire. Impedire che il 42% dell’acqua vada sprecata contro l’8% in Germania. Gli acquedotti hanno un’età media tra i 35 e i 40 anni. Gli ultimi invasi sono stati costruiti negli anni Sessanta…».

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