Funziona meglio la carota o il bastone?
In materia di transizione energetica, i politici di tutto il mondo stanno facendo un esperimento in tempo reale.
Da un lato ci sono gli Stati Uniti che, attraverso l’Inflation Reduction Act, hanno introdotto un pacchetto di agevolazioni fiscali che copre, tra le altre cose, energie rinnovabili, idrogeno, biocarburanti, batterie, componenti hardware e veicoli elettrici.
La carota è sotto gli occhi di tutti.
Dall’altro c’è l’Europa, che ha un lungo curriculum nel fissare ambizioni top-down di successo mondiale, ma che ora le sta accoppiando in modo maldestro a tasse a pioggia e riforma del mercato dell’energia.
L’approccio europeo è sempre stato incentrato su un sistema di emissioni cap-and-trade per coloro che inquinano, legato a un prezzo del carbonio che cresce di proposito.
In parole povere, il bastone.
Questo non sminuisce i risultati ottenuti dall’Europa dopo l’invasione dell’Ucraina: in otto mesi l’80% delle importazioni di gas russo è stato sostituito, l’obiettivo di ridurre il consumo di gas è stato superato del 15% in tutta l’area e capacità record sia nel settore eolico che in quello solare sono state raggiunte.
Circa il 40% dell’energia europea è ora generata da fonti rinnovabili contro oltre il 22% degli Stati Uniti.
Gli approcci circa gli investimenti in queste due regioni del mondo stanno però iniziando a divergere significativamente.
Un esempio: Linde, la più grande azienda al mondo di gas per l’industria, ha una pipeline di investimenti da 50 miliardi di dollari legata ai piani di decarbonizzazione, ma tiene a precisare che la maggior parte di questi, pari a 30 miliardi di dollari, proviene da progetti statunitensi.
Linde produce idrogeno, quindi se sono disponibili sussidi per l’utilizzo di energia rinnovabile per la produzione di idrogeno verde e per la cattura di CO2 nella produzione di idrogeno blu, e per la conversione dell’idrogeno in carburanti alternativi, come avviene negli Stati Uniti, è facile capire come si possa sviluppare una tale distorsione geografica.
Più in generale, in termini di nuova capacità da fonti di energia rinnovabile, le previsioni del settore dipingono un quadro positivo nei tre principali centri di attività (Stati Uniti, Europa e Cina) per i prossimi anni.
Un dato che ci piace osservare riguarda il modo in cui le aspettative sui livelli di attività cambiano nel tempo.
Questo consente di monitorare come le autorizzazioni per i progetti, le catene di fornitura, l’inflazione e la propensione al rischio delle aziende corrispondano alla realtà, rispetto ai modelli di previsione.
Nell’ultimo anno, le previsioni di Bloomberg New Energy Finance per il 2024 relative alle installazioni combinate di eolico onshore in Germania, Francia, Spagna e Regno Unito sono state riviste al ribasso di quasi il 10%.
Le stesse previsioni per l’attività negli Usa lo sono state al rialzo di un impressionante 30%, mentre in Cina gli aggiornamenti sono stati più modesti.
Per le oltre 200 società che monitoriamo a livello globale calcoliamo un rapporto mediano prezzo/utili 2024 di 21x per gli operatori statunitensi e di 17x per gli europei.
vero che si tratta di un premio più ridotto rispetto a quello osservato per i mercati azionari regionali più ampi (lo Stoxx 600 tratta a 13x gli utili a termine, mentre l’S&P500 a 20,6x), ma dobbiamo tenere presente che le aziende del settore delle tecnologie pulite dovrebbero teoricamente essere esposte agli stessi fattori di crescita strutturale, rendendo meno giustificabile uno sconto regionale.
Il mercato nel suo complesso sembra più a suo agio nel pagare per la crescita delle società statunitensi rispetto a quelle europee.
Anche lo share price performance del settore della tecnologia pulita Usa è stato migliore.
Su tre anni, il titolo americano medio del nostro universo d’investimento ha registrato un +14,6%, contro il +9,8% dell’Europa.
Il Vecchio Continente potrebbe ristabilire l’equilibrio attraverso il Net Zero Industry Act, ora in fase di negoziazione.
Che si tratti di una semplificazione radicale delle autorizzazioni, di sussidi più incisivi o meglio di una combinazione delle due cose, l’Europa ha bisogno di carote.
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