L’attuale contesto economico e politico torna a far ricadere l’attenzione sul debito pubblico e sulla sua sostenibilità. Ne parla l’economista Alessandro Penati. «Una crisi finanziaria è per definizione un evento raro e, di conseguenza, è un rischio che non viene preso in considerazione nelle decisioni e nei comportamenti di investitori e policy maker finché non si manifesta, cioè quando la crisi è scoppiata». Ragiona Penati in una analisi pubblicata sul quotidiano Il Domani.
«La crisi energetica e la guerra in Ucraina da un lato costituiscono di fatto una tassa su tutti i settori non energetici riducendo la crescita e, al tempo stesso, un fattore di accelerazione dell’inflazione, che a sua volta riduce il potere di acquisto dei salari. Le previsioni su cui si basa l’ottimismo sulla dinamica del rientro del nostro debito rischiano dunque di dover essere riviste».
Difficile tornare indietro
«La Bce si trova in una posizione difficile: probabilmente ritarderà l’aumento dei tassi che il mercato prevedeva per quest’anno, e potrebbe rinviare la fine degli acquisti di titoli. Ma non a lungo. I costi sociali di un aumento dell’inflazione metteranno pressione alla banca centrale affinché agisca nel contrastarla, a prescindere dalla sua capacità di farlo di fronte a shock dell’offerta. Inoltre, i tassi negativi stanno avendo effetti devastanti su previdenza e assicurazioni tedesche, basate su rendimenti di mercato, rendendo la Bce impopolare nella prima economia europea».
«Se è dunque pensabile un rinvio del ritorno alla normalità nella gestione della politica monetaria, con tassi positivi e fine degli acquisti di titoli, non lo sono eventuali massicci interventi a sostegno di titoli italiani. Anche durante i passati episodi di crisi, l’Italia ha quasi sempre mantenuto un avanzo primario (imposte meno spese prima degli interessi), mentre ora, con le elezioni politiche in vista, sarà difficile tornare indietro rispetto alla “spesa del consenso”, avviata dal governo giallo-verde, e la pioggia di bonus e sussidi erogati con la pandemia».
Draghi non è eroe Marvel
«Secondo alcuni, la durata media del debito di quasi 7 anni lo renderebbe impermeabile ad aumenti di tassi e ridurrebbe la necessità di ricorrere al mercato per rifinanziarlo: un’argomentazione che ignora come le crisi siano una questione di stock, non di flussi. Per innescare la crisi, basterebbe che gli investitori privati (italiani ad esteri) decidessero di ridurre i 1.200 miliardi Btp che già detengono. E in questo caso è impensabile che la Bce possa credibilmente sostituirsi ad oltranza all’investitore privato. Il presidente del Consiglio Mario Draghi non è un supereroe della Marvel che brandisce lo scudo della credibilità a nostra difesa. Parlare di sostenibilità del debito non significa evocare una crisi, ma riconoscere un rischio, per quanto a bassa probabilità, per cercare di evitarlo. Perché le crisi, una volta scoppiate, si può solo pagarne le conseguenze».
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