La Fim Cisl ha diffuso i dati del terzo report sulla condizione femminile nel settore metalmeccanico, un’analisi approfondita su occupazione, divario salariale, formazione e welfare.
Lo studio delinea un quadro caratterizzato da forti disparità strutturali, ma indica nella contrattazione collettiva lo strumento centrale per abbattere i divari e rimodellare i tempi di vita e di lavoro.
I dati sono relativi al biennio 2024-2025.
L’indagine riguarda un campione di 1.104 aziende e 387.621 addetti del settore metalmeccanico.
In particolare, la ricerca mette in evidenza una presenza femminile contenuta nelle aziende metalmeccaniche: le donne rappresentano il 19,6% del campione totale.
Si registra un calo continuo tra le operaie, a fronte di una crescita graduale tra quadri e dirigenti, seppur con volumi ancora ridotti.
Persiste il gender pay gap: la differenza della retribuzione media annua lorda a sfavore delle donne si attesta al 13,44%, divario che sale al 19,24% nell’analisi delle voci accessorie, tra straordinari, premi, superminimi e benefit.
Il divario pensionistico, secondo i dati Inps, è in aumento.
L’effetto di carichi familiari sbilanciati e carriere discontinue si ripercuote sulla quiescenza: l’importo medio dei trattamenti pensionistici liquidati alle donne nel primo semestre 2026 è inferiore del 30% rispetto a quello degli uomini, con 1.048 euro contro 1.506 euro.
Sul fronte della flessibilità e della formazione, flessibilità oraria, congedi extra e smart working restano gli strumenti di welfare più diffusi, mentre diminuisce l’esercizio del diritto alla formazione professionale, con il 14,49% delle aziende inadempienti.
Il report, sottolinea Cora Prussi, coordinatrice nazionale del gruppo donne Fim, “evidenzia come il lavoro di cura non retribuito continui a gravare prevalentemente sulle donne.
Secondo i recenti dati Istat, svolgono in media cinque ore di lavoro familiare al giorno e il 68% del lavoro di cura è in capo alle donne, configurando un vero e proprio doppio turno.
Rigidità organizzative e cultura aziendale ancora orientate alla sola presenza fisica penalizzano lo sviluppo professionale femminile”.
Per contrastare questo fenomeno, il rinnovo del Ccnl Federmeccanica-Assistal e l’azione della Fim puntano su misure concrete.
Per Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, e Fabio Bernardini, segretario nazionale della Fim Cisl, “purtroppo, anche in questo terzo report sui bilanci di genere, registriamo le marcate disuguaglianze retributive tra uomini e donne.
Una situazione che, dati alla mano, colloca il nostro Paese nella poco invidiabile classifica dei Paesi europei con il maggior gender gap salariale.
Questo, oltre a rappresentare un elemento di forte ingiustizia sociale, ha conseguenze pesanti sia in termini economici sia sociali per l’intero Paese.
La contrattazione collettiva è uno strumento fondamentale di giustizia sociale”, sottolineano Uliano e Bernardini.
“Le differenze di genere non riguardano una sola parte, ma la qualità complessiva della nostra società e dell’organizzazione del lavoro.
Occorre un cambio culturale condiviso per costruire opportunità realmente pari, a partire dalle aziende e dai contratti”.








