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Giovanni Malagò (presidente CONI): «Lavorare pancia a terra per recuperare il tempo perso per le Olimpiadi Invernali»

Con la nascita di Infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026 Spa, la società che si occuperà della realizzazione delle opere legate alle Olimpiadi Invernali italiane, la nave a cinque cerchi è finalmente salpata, ma il tempo dei brindisi è finito e bisogna iniziare a lavorare pancia a terra per non rischiare di arrivare in ritardo.

A ribadirlo è il presidente del Coni, Giovanni Malagò, il quale nel corso di un evento dedicato ai ‘Territori Olimpici’ della Lombardia a Milano, oltre a far presente che “abbiamo perso un anno e otto mesi e li abbiamo buttati nel camino”, ha chiarito che “ora sono i ministeri competenti e gli amministratori della società a dover recuperare il tempo, perché siamo al limite”.

Come ha ricordato il numero uno dello sport italiano, infatti, da contratto gli impianti sportivi dovranno essere pronti entro il mese di gennaio del 2025, per poter effettuare dei test event, ovvero delle gare nelle strutture che ospiteranno l’evento Olimpico, per capire se tutto è in regola.

“Questo vuol dire avere gli impianti a gennaio 2025, siamo esattamente a tre anni da tutto questo – ha aggiunto Malagò -. Sono orgogliosissimo e meno male che ci agganciamo al Pnrr, ma se non si accelera con qualche ulteriore strumento… Siamo onesti, conosciamo la realtà del nostro Paese”.

Mentre la grande scommessa, a livello di infrastrutture collegate all’evento olimpico, sarà quella di “diminuire le distanze” tra Milano e Bormio e tra Venezia e Cortina, a livello di impianti sportivi, quello più problematico sembra essere il Palazzetto del Ghiaccio di Milano, dove dovrebbero svolgersi le gare di hockey maschile.

“Santa Giulia è il problema in assoluto più significativo del dossier olimpico in termini temporali. Questo è un dato di fatto”, ha denunciato il presidente del Coni, riferendosi ai ritardi provocati soprattutto da un ricorso pendente nei confronti dell’azienda che si è aggiudicata la possibilità di realizzare e gestire l’impianto.

Chiede chiarezza Malagò, anche sullo stadio di San Siro, chiamato ad ospitare la cerimonia di chiusura dell’evento del 2026: “A noi va bene tutto, qualsiasi cosa decidano, però l’importante è sapere come stanno le cose – ha detto -. Oggi ci troviamo al centro di un dibattito che è sacrosanto, tra Regione, Comune e ambientalisti. Noi abbiamo scritto che la cerimonia sarà a San Siro, qualsiasi San Siro esca, che sia vecchio, nuovo o ristrutturato. Ma non possiamo rischiare che ci sia una situazione di cantiere”.

Infine, guardando alle imminenti Olimpiadi invernali di Pechino, al termine delle quali Milano e Cortina riceveranno la bandiera olimpica, oltre a ribadire che la decisione degli Stati Uniti di boicottare diplomaticamente i Giochi c’entra poco con lo sport, ha ammesso che le premesse affinché la delegazione azzurra possa fare molto bene ci sono tutte e che l’obiettivo sarà “fare meglio che in Corea (PyeongChang 2018 ndr), partendo dal presupposto che avremo più concorrenza che in passato”.

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