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[Lo scenario] La grande confusione sul dossier TIM

Tanto rumore per nulla, anche se qualcosa sulla rete unica forse inizia a muoversi.

E’ stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti a spiegare che nel pomeriggio ci sarebbe stata “una riunione tra tutti i ministri interessati al dossier Tim coordinati dalla presidenza del consiglio”.

Un annuncio che aveva fatto pensare che in serata sarebbero emerse novità sostanziali sulla vicenda rete unica e che quindi aveva lasciato tutte le società coinvolte (da Open Fiber alla stessa Tim) con il naso all’insù nell’attesa di segnali di fumo che aiutassero a decifrare la situazione.

Da quello che si è appreso in realtà l’unica novità emersa è che il governo sul tema è un po’ nel caos e che effettivamente come scritto da MF-Milano Finanza, sarà necessario che sul dossier intervenga a gamba tesa la premier Giorgia Meloni.

Da quello che risulta infatti un tavolo si sarebbe anche riunito ieri ma sarebbe stato inconcludente e avrebbe fatto emergere solo le complessità e le diverse opinioni all’interno dell’esecutivo.

Vedendola in positivo, il fatto che si inizi parlare di riunioni, anche se per ora “solo tecniche” (molti politici hanno voluto sottolineare questo aspetto), testimonia il fatto che l’attuale governo abbia iniziato ad analizzare il dossier.

Di sicuro però siamo ancora lontani da decisioni importanti, e la scommessa è che queste arriveranno quando scenderà in campo Meloni.

Giorgetti ieri ha sottolineato e ribadito una posizione politica che ormai il mercato ha recepito ossia che “lo Stato deve avere il controllo sulla parte di rete che è di interesse strategico”. Ormai questo messaggio è passato.

Come però lo stesso Giorgetti ha evidenziato “questa forma di controllo si può esercitare in tanti modi”. Il problema di Tim è che è una società “integrata verticalmente e una parte deve essere messa sotto il controllo pubblico, è un passaggio complicato”, ha detto ancora il ministro. L’obiettivo è “trovare una soluzione che salvaguardi l’interesse del Paese e tuteli i lavoratori”.

La scissione di NetCo in realtà fa già parte del più ampio piano industriale presentato in luglio dall’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola.

Il quale peraltro è convinto (e ha spiegato agli investitori) che la situazione di mercato e regolamentare è ormai tale per cui alla stessa Tim converrebbe non essere più verticalmente integrata.

Insomma, la valorizzazione della rete, possibilmente la cessione del controllo, secondo il ceo potrebbe far emerge valore anche per la stessa società di telecomunicazioni.

Riassumendo, Tim è pronta a cedere la sua infrastruttura e il governo vorrebbe rilevarla e metterla insieme a Open Fiber (di cui il governo controlla indirettamente il 60% attraverso Cdp).

Stando così le cose, in teoria l’affare dovrebbe essere facile concettualmente e le uniche complessità dovrebbero essere tecniche.

Non a caso esiste un Memorandum of understading che coinvolge proprio Open Fiber e i suoi azionisti (oltre Cdp anche il fondo Macquarie al 40%) oltre a Tim e Kkr, che è azionista di un pezzo dell’infrastruttura (Fibercop).

La prossima scadenza affinché Open Fiber presenti un’offerta per NetCo è prevista per il 30 novembre. La speranza del mercato è che entro quella data ci saranno indicazioni chiare e in effetti dovrebbe tenersi nei prossimi giorni la riunione tra tutti i ministri interessati al dossier Tim “coordinati dalla Presidenza del consiglio”, di cui aveva parlato Giorgetti.

Nel frattempo il titolo Tim prosegue le sue sedute sull’ottovolante e ieri ha chiuso in rialzo del 3,45% a 0,222 euro.

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