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[L’analisi] La Renault spinge sull’elettrico, nascerà la Ampere per e-car

Accelerare la produzione di auto elettriche in vista dello stop ai motori termici in Europa nel 2035. Questo il proposito a cui, insieme a Stellantis, ora si unisce anche Renault, la grande casa automobilistica francese guidata dal ceo italiano Luca De Meo. Il gruppo parigino fondato nel 1898, nonché storico simbolo del “Made in France”, entrerà in una nuova fase della sua storia con la presentazione di un ambizioso progetto di riorganizzazione delle attività termiche ed elettriche.

La punta di diamante della strategia si chiama Ampere, nuova filiale che avrà l’obiettivo di sviluppare la produzione di e-car, dopo che l’Unione europea ha dato il proprio via libera al divieto di auto nuove a motore termico dal 2035 in nome della lotta ai cambiamenti climatici. Ampere dovrebbe riunire circa 10.000 dipendenti, tutti basati in Francia, sui 157.000 che conta il gruppo nel mondo. Renault intende mantenere una quota di maggioranza di Ampere, conservandone il controllo, mentre Nissan – partner storico nel quadro dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi – dovrebbe investire nel capitale della nuova entità.

Secondo gli osservatori a Parigi, questa riorganizzazione potrebbe comunque comportare modifiche nell’Alleanza. Dopo 23 anni, Renault potrebbe ridurre la sua quota in Nissan, passando dall’attuale 43% al 15%, stravolgendo così l’unione sancita nel 1999. Il “Capital Market Day” previsto per domani mattina in presenza di De Meo include un aggiornamento sulla strategia del gruppo e la previsione finanziaria a medio termine del piano strategico “Renaulution”. Indebolita dal ritiro dal mercato russo per la guerra in Ucraina, la storica Régie francese ha bisogno di massicci investimenti per passare all’elettrico.

A inizio 2022, i tre membri dell’alleanza hanno annunciato 23 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Obiettivo? 35 nuove e-car entro il 2030. Nel contempo Renault intende riunire le sue attività a motore termico e ibrido in un’altra filiale battezzata “Horse”, con 10.000 dipendenti basati all’estero. Dopo i tagli del passato, questa divisione delle attività preoccupa i sindacati. A inizio settembre, la CGT si è opposta, in particolare, a ciò che ritiene uno «smantellamento dell’azienda», chiedendo che Renault resti «un’impresa coerente, che detenga l’insieme delle professioni di un costruttore automobilistico».

«Aspettiamo di sapere i contorni giuridici di Ampere: sarà una filiale? Verrà quotata in Borsa? Ci sarà la partecipazione di Nissan? Tutto questo ha conseguenze sui nostri contratti di lavoro», avverte il delegato sindacale di CGT presso il centro tecnico di Lardy, Florent Grimaldi, citato dalla France Presse. A Renault-Lardy, assicura il sindacalista, gli effettivi sono passati da 2.400 a 1.400 tra il 2018 ed il 2022. Con la delocalizzazione delle attività di ricerca sul termico e l’ibrido in Romania e Spagna, è il suo timore, «ci sarebbe di nuovo un taglio di 200-300 dipendenti in quattro anni». Ma ora si attendono gli annunci di De Meo.

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