Se il Covid aveva già accelerato il processo di transizione energetica, la guerra in Ucraina rappresenta la spinta finale verso fonti alternative. Il presidente del Consorzio Italiano Biogas, Piero Gattoni, spiega che l’obiettivo di 4 miliardi di metri cubi di biometano nel 2026 è «un obiettivo concepito prima della crisi ucraina». Oggi «la situazione emergenziale della guerra ha evidenziato ancora di più l’importanza di avere anticipato questa proposta nel Recovery». L’ambizioso target previsto da Gattoni corrisponde al 30% dell’obiettivo del Governo per la sostituzione delle forniture di gas naturale importato dalla Russia.
Due miliardi di investimenti
A tal proposito, spiega Gattoni, «sono state stanziate importanti risorse stanziate nel Recovery Plan, 1 miliardo e 900 milioni di euro di investimenti, al fine di convertire infrastrutture esistenti da biogas a biometano e per nuove infrastrutture, insieme a misure di stimolo alla Transizione agroecologica e per la gestione efficiente del digestato come fertilizzante».
«Ma, dobbiamo segnalare la forte preoccupazione che queste risorse potrebbero essere non impiegate per i ritardi che si stanno accumulando sulla definizione dei provvedimenti attuativi. «Noi siamo pronti ma viviamo in un sistema regolatorio, che come ha sottolineato il Premier Mario Draghi», aggiunge Gattoni «non sembra essere coerente con le situazioni di emergenza. Quindi, il decreto attuativo del Pnrr che attendevamo all’inizio dell’anno è ancora oggetto di interlocuzione tra il ministero della Transizione ecologica e la Commissione europea. Il nostro governo ha notificato un testo di norma a novembre che ancora oggi non ha avuto l’approvazione della Dg Competition per poter procedere con la pubblicazione del testo».
1700 impianti
In Italia, attualmente ci sono più di 1700 impianti di biogas agricoli, ovvero l’84% degli impianti biogas italiani, una quota di questi per motivi dimensionali, perché sono troppo piccoli o per motivi infrastrutturali, perché sono troppo distanti dalla rete, «non potranno riconvertirsi a biometano nei prossimi quattro anni ed allora è necessario che ci sia una rapida emanazione del decreto Fer 2 che il settore attende da 3 anni in cui si possa normare la continuità per produrre energia elettrica negli impianti esistenti perché sarebbe un delitto perdere il patrimonio infrastrutturale esistente».
Il biometano puro compresso può essere immesso nella rete del gas e può essere indirizzato sia al settore dei trasporti (in sostituzione di circa 1 miliardo di metri cubi di gas naturale oggi utilizzato) sia ai settori industriali che utilizzano tanto gas naturale nei processi, «interi distretti che sono oggi in ginocchio per l’aumento dei prezzi del gas naturale e per la sua reperibilità» spiega Gattoni «dall’acciaio, alle cartiere, dalla ceramica alla chimica. Con il biogas e il biometano potranno avere quote di gas rinnovabile che ridurranno i loro impatti ambientali futuri».
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