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La Meloni e il bivio Vannacci | L’analisi di Paolo Mieli

Sul Corriere della Sera Paolo Mieli sostiene che gli ultimi incidenti politici segnino l’inizio della fase più difficile della legislatura di Giorgia Meloni, richiamando i precedenti di Alcide De Gasperi e Silvio Berlusconi, entrambi alle prese con un ultimo anno di governo caratterizzato da tensioni interne e crescente isolamento del leader.

Secondo l’autore, referendum e voto segreto sulla legge elettorale rappresentano i primi segnali di una stagione nella quale la stabilità della maggioranza sarà sempre più messa alla prova.

Per Mieli, il vero rischio non deriva tanto dalle opposizioni quanto dalle fragilità del centrodestra e dall’emergere del fenomeno Roberto Vannacci, destinato a pesare soprattutto attraverso i sondaggi.

La prospettiva di una sua crescita potrebbe attrarre i parlamentari più incerti sulla rielezione, alimentando defezioni e accentuando le difficoltà di Lega e Forza Italia, già attraversate da tensioni interne.

Ciò potrebbe restringere progressivamente i margini della maggioranza.

L’autore richiama quindi il precedente di De Gasperi, che nei primi anni Cinquanta rifiutò di allearsi con le forze neofasciste e monarchiche, nonostante le pressioni ricevute, pagando un prezzo politico ma preservando l’identità della Democrazia cristiana.

È questa, secondo Mieli, la scelta che oggi si presenta anche a Meloni: decidere se inseguire o respingere le spinte rappresentate da Vannacci.

Conclude osservando che rinunciare a quel consenso potrebbe persino costare la vittoria alle prossime elezioni, ma governare insieme a una componente eterogenea e politicamente poco affidabile comporterebbe rischi ancora maggiori per la tenuta dell’esecutivo e del centrodestra.

Su Repubblica Stefano Folli sostiene che la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze abbia aperto una fase politica nuova e potenzialmente più insidiosa per il centrodestra.

Più che il rischio di elezioni anticipate, l’autore individua il pericolo di una progressiva “palude” politica, evocata dalla stessa Giorgia Meloni, nella quale potrebbe logorarsi la sua leadership.

Il voto dei franchi tiratori rappresenta infatti il segnale di un malessere interno che non può essere risolto con semplici correzioni procedurali o con un nuovo passaggio parlamentare.

Secondo Folli, il problema è eminentemente politico e richiede un chiarimento nella maggioranza.

In questo quadro assume rilievo anche il protagonismo di Roberto Vannacci e dei suoi sostenitori, che puntano a ridefinire gli equilibri del centrodestra, isolando Lega e soprattutto Forza Italia per rafforzare il peso di Fratelli d’Italia.

L’autore osserva che questa strategia rischia di accentuare le divisioni anziché ricomporle.

Per Folli, un nuovo accordo tra Meloni, Salvini e Tajani resta teoricamente possibile, ma è reso difficile dalla divergenza degli obiettivi politici.

La premier punta a consolidare una leadership uscita indebolita dall’incidente parlamentare; Salvini è impegnato soprattutto nella sopravvivenza politica della Lega; Forza Italia, pur senza rompere l’alleanza, guarda già a una fase successiva alla leadership di Meloni e si prepara a svolgere un ruolo decisivo nel caso di un futuro Parlamento senza una maggioranza netta.

È questa diversa prospettiva strategica, conclude l’autore, a rendere più fragile il centrodestra dopo l’episodio parlamentare.

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