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La guerra di Trump uccide l’economia mondiale | L’analisi di Pietro Reichlin

La decisione di attaccare l’Iran”, scrive Pietro Reichlin sulla Stampa, “potrebbe avere conseguenze sull’economia mondiale molto peggiori di quelle che si aspettava Trump.

Come già accaduto per la pandemia, questa crisi ha origine da un’improvvisa caduta dell’offerta.

L’esperienza della pandemia ci ha insegnato che le crisi dovute a uno choc di offerta possono essere molto profonde ma anche di breve durata, soprattutto se i governi sono disposti ad allentare i vincoli di spesa e trasferire risorse ai settori più colpiti.

Grazie a queste politiche, la caduta del Pil registrata nel primo biennio post pandemico è stata riassorbita molto velocemente, al contrario di ciò che è avvenuto nel caso della crisi finanziaria del 2008-2009, quando la ripresa è stata lenta e faticosa.

Tuttavia, ci sono almeno due elementi che possono indurre a maggiore pessimismo.

Il primo è che nessuno è in grado di valutare la durata della guerra e l’estensione dell’impatto sulle diverse aree del mondo.

Il secondo punto critico, molto legato al primo, deriva dal fatto che questa crisi è scoppiata nel momento in cui tutti paesi avanzati, con poche eccezioni, sono alle prese con gravi squilibri fiscali, disavanzi elevati e livelli di debito che spesso superano il 100% del Pil.

L’uso indiscriminato dei bonus fiscali dopo la pandemia ha zavorrato in modo eccessivo il bilancio pubblico e fatto crescere i prezzi oltre misura.

Oggi potremmo commettere un errore analogo se usassimo i soldi pubblici per compensare indiscriminatamente i consumatori per l’aumento del costo della benzina.

In ogni caso, l’esperienza di questi ultimi venti anni dovrebbe avere insegnato che le politiche fiscali espansive sono importanti, ma devono essere usate con parsimonia per non trovarsi impreparati di fronte alle crisi.

Invocare prematuramente la sospensione del patto di stabilità potrebbe avere l’effetto indesiderato di creare sfiducia e provocare la svendita dei nostri titoli pubblici, con l’effetto di aumentare il costo del pagamento degli interessi e alimentare le aspettative inflazionistiche”.

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